Trent'anni fa iniziai un romanzo – U.K.R. – basato su un'ipotesi assurda. Lo inviai al Calvino che lo apprezzò, anche senza promuoverlo. Lo riguardai e aggiunsi parti, e lo inviai al Calvino. No, non era adatto…
U.K.R. è un acronimo di una locuzione tedesca “Unerwartet Kraft Reserve”, ovvero “un’inattesa riserva di energia”, ciò che normalmente serve a designare adiuvanti alla nutrizione ma che, nel linguaggio militare della Nuova Germania Sovietica, indicava le mine antiuomo
U.K.R. è il titolo di un romanzo che mi fa compagnia dal 1996 e che finora sono riuscito a pubblicare soltanto tramite Amazon, in forma di e-book e di libro, con esiti di vendite molto relativi, ma nel quale non ho mai smesso di credere.
Ho avuto qualche parere molto positivo, mi ha consolato il recente volume “Ucronia” scritto da Emmanuel Carrère, ma mi rendo conto che un romanzo di ucronia, ovvero di storia controfattuale, non è esattamente un boccone che risulti appetibile per tutti. Se poi aggiungo che il fatto che determina il “cambio” della Storia è un episodio non troppo noto, che al centro della vicenda c’è la Germania rivoluzionaria degli anni ‘20 e che, inevitabilmente, c’è un certo uso del tedesco… Ecco, mi rendo conto che saranno inevitabilmente pochi i lettori che posso sperare di raggranellare. Ma questo non è per me un problema: ho vissuto in prima persona le storie di Giancarlo Lelli e Sonia Fubini e, in Germania, di Waltraut Hillebrandt e Wilhelm Ersil, della Farbenphilosophie, del Coro di Jena di August Loehmann, dei Selbstleitende Automaten, della Rote Armee, della geometria di Kaneklin e di Presenza, l’entità oscura che governa la realtà, e sono più che contento. Posso soltanto dolermi che Presenza non esista, dal momento che soprattutto oggi ne avremmo quanto mai bisogno.
U.K.R. è un romanzo politico? Sì, assolutamente, ma con un approccio quanto meno sorprendente e personaggi che non hanno mai praticato la politica, ma si limitano a ribellarsi, silenziosamente, a un mondo che non possono tollerare. Hanno qualcosa in comune con l’autore? Sì, certo.
Di seguito la prefazione che scrissi per la versione apparsa su Amazon. Il romanzo, per chi fosse rimasto incuriosito da queste righe si trova qui.
Alcune avvertenze per i lettori.
U.K.R. è un romanzo ucronico, ovvero basato su un quadro storico derivato dal differente andamento di un evento, ossia da uno «snodo» storico.
Se pensiamo alla storia come a un tracciato ferroviario nel quale gli «snodi» siano altrettanto scambi, ovvero variabili di percorso, non sarà difficile immaginare che la nostra storia sia soltanto una delle storie possibili. Questo non significa, naturalmente, schierarsi per una storia fatta di eventi clamorosi e di personaggi fatali: in realtà è la fisica contemporanea a postulare infiniti universi nati e che nascono ad ogni attimo sulla base di scelte anche estremamente banali o quotidiane. In questo romanzo lo «snodo» sta nel fallimento del rapimento e omicidio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, leader degli spartachisti, compiuto dai Freikorps del governo socialdemocratico nell’immediato primo dopoguerra. Non è uno degli episodi più noti della storia del XX secolo, ne sono conscio, ma credo abbia un’importanza capitale per la storia del nostro continente. È quantomeno ragionevole immaginare che una situazione a lungo incerta nella Germania degli anni ‘20 avrebbe reso in seguito meno agevole l’ascesa del nazismo o avrebbe potuto cambiarne radicalmente la natura.
In ogni caso, che cosa ne sarebbe stato della storia del nostro secolo può apparire anche semplicemente una domanda oziosa. Ma io scrivo narrativa, non saggi storici, ed ho pensato potesse essere curioso e affascinante provare a farmi questo genere di «domanda oziosa». U.K.R. è nato da un’elucubrazione, di quelle che i miei professori di storia delle superiori avrebbero liquidato con una scrollata di spalle. Non mi sono mai dato pace, in realtà, per quel genere di disinteresse. Anche perché questo genere di esercizio speculativo applicato a una storia tanto mobile e complessa come quella del secolo appena trascorso può dare curiosi riflessi anche alla storia dei nostri giorn


Nessun commento:
Posta un commento