30.3.11

Föra dij bal!


L'onorevole Bossi, ministro del governo repubblicano ha così commentato l'attuale emergenza in corso che vede uomini, donne e bambini raggiungere le coste di Lampedusa e della Sicilia nel tentativo di allontanarsi da ciò che accade nel nord dell'Africa.
Si tratta, per il momento, per lo più di tunisini che vorrebbero raggiungere la Francia nel tentativo di ricongiungersi con amici e parenti già a suo tempo emigrati. Ovviamente nulla esclude che a breve siano i libici, stretti da una situazione insostenibile, a fuggire dal proprio paese per raggiungere le coste italiane. Difficile sostenere che si tratti del consueto assalto di poveracci malintezionati alla ricca e potente Europa, più ragionevole cominciare a chiedersi quale dovrà essere d'ora in avanti il nostro rapporto con il Nord dell'Africa e con i milioni di persone che vi vivono. Aprire una riflessione non superficiale e non contingente che non tenti di sbrigare un problema epocale con un pugno di euro o con qualche affermazione dura e ultimativa. Si tratta di aprire negoziati e non limitarsi a fare la voce grossa chiedendo ai nuovi governi di «fermare gli immigrati».
La politica italiana nei confronti del movimento che risale da sud del mondo è stata finora meschina, cieca e idiota. Basata sulla necessità di solleticare le paure delle plebi italiane - formate in buona parte da anziani - rassicurandole che «gli immigrati non passeranno». Hanno inchiodato le barche sulle coste della Libia e della Tunisia e gli immigrati hanno continuato ad arrivare, più faticosamente, dalla Turchia e dell'ex-Jugoslavia. Lontano dai giornalisti e dalle paginate dei quotidiani. Spesso hanno attraversato l'Italia diretti in Francia o in Germania, mentre i legaioli nostrani, si vantavano di aver «fermato il flusso».
Ora il tappo è saltato. Non ci sono più i dittatori a reggere il sacco al governo. E la gente arriva a Lampedusa, dove non è stata predisposta nessuna struttura di accoglienza, nessuna infrastruttura, nulla di nulla, questo sebbene fosse stato ampiamente previsto che migliaia - anche se non «milioni» come profetizzava Maroni - di persone sarebbero presto arrivate.
In un paese appena civile gente come Maroni avrebbe dovuto quantomeno dimettersi.
Ma noi non siamo un paese civile.
Bossi liquida il problema con una frase da commedia dialettale longobarda.
Provate a immaginare di essere un tunisino, un libico, un egiziano, un siriano. Provate a immaginare che qualcuno, gentilmente, vi traduca la frasetta di Bossi.
Provate a immaginare di paragonare la vostra situazione con la miope e stupida idiozia di tanti italiani del nord, così evidentemente fieri di una classe politica del genere.
Qualcuno lo tradurrà a beneficio degli maomettani, statene certi.
Al Jazeera, tanto per dirne una.
Pensate a un governo capeggiato da un vecchio demente incapace di tenere a freno i suoi istinti senili, sostenuto da mafiosi e da capipopolo criptonazisti capaci soltanto di sparare cazzate in longobardo.
Pensate alle bibbie inviate in omaggio alle scuole elementari del Veneto e alla persecuzione degli autori «colpevoli» di aver firmato una mozione a sostegno di Battisti.
A ms. Ruby innalzata al ruolo di nipote di Mubarak e al parlamento italiano che finge di crederci.
Alle centinaia di persone che negli anni scorsi hanno superato il Sahara per finire in un carcere o in un'anonima fossa in Libia.
Pensate alla quantità di infelicità, soprusi e dolore dei quali è responsabile il nostro governo.
Una responsabilità della quale, prima o poi, ci presenteranno il conto.
E dire «ma io non ero d'accordo» non servirà, temo, a molto.

P.S. Calcolando che è statisticamente probabile che qualche lettore mi faccia notare che «fai presto a parlare, tu che non hai immigrati vicini», preciso che nell'appartamento di fronte al mio abita un immigrato albanese - squisita persona, peraltro - mentre al pianterreno c'è una (ahimè) rumorosa famiglia di immigrati nordafricani. La domenica mattina incontro immancabilmente gruppi di immigrati etiopi, somali ed eritrei di ritorno dalla funzione copta che viene tenuta nella chiesa del quartiere, a cinquanta metri da casa mia, mentre davanti all'ufficio postale - più o meno cento metri dal portone di casa mia - stazionano da tempo gruppi di immigrati dall'est europeo che recano a un furgone targato MD (Macedonia) pacchi e involti per i propri cari rimasti in patria.
Ci sono passato in mezzo più di una volta e - a parte non capire una virgola dei loro discorsi - siamo felicemente sopravvissuti, sia io che il mio cane : )

2 commenti:

Fran ha detto...

Pensa.
Io qui vivo al contrario (immigrata in Svizzera), e lo zoccolo duro della destra dice da sempre "Ausländer aus!" che ha praticamente lo stesso significato, ma almeno non usano attributi per rafforzare il concetto.
Vivo da quasi dodici anni in un paese la cui forza lavoro è al 25% straniera. Che dire, la maggior parte degli immigrati sono brave persone in cerca di lavoro, come tanti italiani che sono approdati in Europa e America 50-60 anni fa. Solo che adesso gli Italiani all'estero sono tutti laureati e dottorati, e dall'Africa arrivano quelli che lavorano in fabbrica e aggiustano le strade e raccolgono la frutta.

Forse è solo un piccolo cambiamento generazionale. Solo un flusso, dopo i marocchini i tunisini, i rumeni,... forse alla fine torneranno tutti a casa, forse no. Io no.

maxciti ha detto...

Mi piace «Ausländer aus!». Mi ricorda, forse sai perché «Juden raus!». In comune c'è la fissazione di attribuire a un gruppo "estraneo" una situazione economica e sociale (supposta) in pericolo. La destre, comunque sia, hanno le stesse lunghezze d'onda, per quanto tempo sia passato... Una consueta desolante, pericolosa stupidità.
La situazione Svizzera, con un 25% di stranieri in patria, sembra il tipico incubo del legaiolo. E stiamo parlando della Svizzera, non del Rwanda... Tieni conto che molti tra gli immigrati in Italia sono diplomati o laureati. Svolgono attività mooolto al di sotto delle loro qualifiche semplicemente per sopravvivere ma hanno delle buone possibilità, soprattutto se paragonati con i pari età italiani, molto meno disponibili e ricchi di iniziativa.
Il risultato finale, io credo, sarà una società multietnica, che piaccia o meno a Bossi & co. È la storia, stupido.