1.1.09

Costruire un mondo


Costruire un mondo è il genere di fatica (e di piacere, beninteso) che si assume chi scrive un romanzo di sf. Certo, tutti scrivono o (ri)scrivono un mondo, anche quello che incontriamo quotidianamente, ma "inventare" un mondo, nel senso di inventarne dalle forme di vita alle tradizioni, alla storia, alla geologia è un lavoro che appartiene prevalentemente alla fantascienza.
Nell'ambito della sf, poi, la descrizione di nuovi e diversi mondi appartiene a un suo sottosettore, la space opera. Nella space opera, di regola, qualcuno è chiamato, costretto o spinto a vagare tra diversi mondi di qualche sconosciuto e gigantesco ecumene extraterrestre inseguendo o fuggendo qualcuno o qualcosa. Non casualmente si tratta, in linea di principio, della medesima traccia di alcuni dei telefilm più noti come Star Trek, Spazio 1999, Buck Rogers, Stargate. Alieni come se piovesse e in qualche caso enigmi etici particolarmente spinosi.
Tutto il discorso mi è tornato in mente leggendo un «Urania» di qualche tempo fa: Pianeta senza nome [prima parte] di Sarah Zettel del settembre 2005. Sarah Zettel, nata nel 1966, è stato un autore di un certo successo, pubblicato in «Urania» almeno 4 volte. Alla serie fantascientifica è poi seguita una serie definita di «fantasy romantica» ambientata nel mondo di Camelot. Tanto per cambiare, vien voglia di dire. Nell'universo che fa da sfondo a questo Pianeta senza nome si muovono alcune razze umane o umanoidi e qualche razza per nulla umana, anzi vagamente insettoide. Il pianeta senza nome, detto per inciso, è la nostra Terra della quale, con il passare degli anni, si è perso anche il ricordo.
Zettel si impegna senza risparmio, è bene dirlo, e la descrizione delle diverse razze è approfondita e complessa. Persino troppo, verrebbe da dire. I personaggi sono numerosi - anche se non eccessivamente dettagliati - e le loro vicende si susseguono con un discreto ritmo.
Senonché...
Beh, sì a questo punto ci vuole.
Il problema principale è che sono a circa due terzi del romanzo e che della vicenda me ne importa poco o nulla... Prosieguo per pigrizia (un po' come mi era capitato con il romanzo pubblicato in precedenza: Salva il tuo pianeta) ma i personaggi non riescono a risvegliare in me... nulla. Manca un protagonista ben definito, i "cattivi" non sono abbastanza cattivi e i buoni sono incerti e dubbiosi. I due protagonisti, un contrabbandiere casinista e una creatura di genere femminile presumibilmente di natura artificiale, hanno dialoghi incerti e nebulosi mentre cercano di sfuggire alle indefinite mire dei perfidi, che sono però anche gli unici che paiono avere qualche idea sulla situazione generale. Non esiste, almeno finora, un quadro decente della situazione politica e manca - o almeno io non sono riuscito a trovare - una forma di autorità o di potere che dia alla situazione un ordine qualsiasi. Sinceramente, siamo un gradino sotto persino al quadro politico un po' puerile di Star Trek. Si ha la sensazione di uno zoo - non sto scherzando, giuro - nel quale il lettore è di volta in volta chiamato ad ammirare una nuova, enigmatica creatura, dotata di otto braccia (e anche qui non scherzo) o dalla pelle eccessivamente candida. Siamo ancora in tempo a cambiare, certo, ma ho qualche dubbio che riuscirò ad arrivare al termine del doppio volume.
Eppure la space opera è uno dei generi che preferisco.
Di chi è la colpa?
Interessante domanda, ulteriormente tenendo conto di alcuni interrogativi:
1) la sf è nel momento più basso della sua storia, perlomeno in Italia
2) Urania produce essenzialmente ristampe - basta fare un salto sul blog di Urania per sincerarsene.
3) È una vita che non riesco a leggere una space opera capace di tenere il confronto con Le Guin, Vance o Poul Anderson.
Che Urania si sia accontentato di una sottoproduzione di Zettel in mancanza d'altro? Ovvero che in realtà la sf sia definitivamente esaurita?
Qualcuno ha ancora voglia, desiderio e inventiva sufficiente a scrivere una buona space opera o si tratta di uno sforzo inutile?
O la colpa è tutta o quasi dell'attuale redazione di Urania?
A chi passa da queste parti la possibile risposta.


8 commenti:

Simone ha detto...

Il mio romanzo "Mozart di Atlantide", al momento scaricabile dal mio blog, accennava i contenuti di una space opera raccontando una sorta di thriller all'interno di un mondo futuristico a parer mio (ovviamente!) originale e ben definito.

Con quel romanzo ho partecipato al premio Urania, ovviamente senza vincerlo. Il fatto è che quel libro risale praticamente ai miei inizi come scrittore (la prima stesura risale ormai a una decina di anni fa) e andrebbe tutto un po' rivisto e riscritto per raccogliere i favori degli editor prima e del pubblico eventualmente dopo. Solo che la sensazione è proprio che gli editori preferiscano puntare su un autore mediocre estero piuttosto che su un italiano: io sono sicuro al 100% che nessun editore vorrebbe neanche valutare una nuova stesura del mio romanzo (come del resto quasi nessuno ha voluto valutare quella vecchia).

Insomma, io con la fantascienza ho gettato la spugna: non c'è un editore in grado di presentare autori validi italiani, punto e basta.

Poi c'è anche il fatto che la space opera e un certo tipo di fantascienza è un genere con delle tematiche che fanno ormai parte del passato. Se gli autori continuano a riciclare certe idee che niente hanno a che vedere col mondo odierno è ovvio che i lettori si annoieranno sempre di più, e che sempre di più gli editori eviteranno di seguire un genere che non piace più a nessuno.

Simone

Enzo Baranelli ha detto...

Richard K. Morgan ha scritto una trilogia (non so se la storia sia destinata a continuare) e il terzo volume era in libreria verso natale: l'ambientazione merita e la storia a me piace. Però è vero che se uno dovesse cercare i primi due volumi si scontrerebbe con un muro. Nelle librerie lo spazio dedicato alla sf è ridottissimo (e spesso alcuni autori sono catalogati male). Anche per quello che riguarda il fantasy: a cosa serve tenere i volumi 2 e 3 di una saga e non il numero 1? Il numero 1 secondo me è essenziale, avere il libro iniziale è quello che fa la differenza.

Davide Mana ha detto...

Non concordo sul fatto che la space opera sia un genere appartenente al passato.
Esiste della eccellente space opera contemporanea, che ha il merito di aggiornare alle problematiche ed alle sensibilità moderne gli elementi classici della space opera.
Penso ad autori come Banks, McLeod, Zindell, Schroeder, McDevitt...
Proprio nel 2008 Gardner Dozois ha pubblicato un volume sul Rinasciento della Space Opera.

Il problema è Urania, che ha ormai il monopolio del genere nel nostro paese, e che ha dei seri problemi - dal limite del numero di pagine alla sostanziale impermanenza delle uscite, al fatto che, inevitabilmente, c'è un solo editor che decide quale dev'essere TUTTA la SF pubblicata in Italia.

Bruno ha detto...

Non mi pronuncio sui problemi della fantascienza in Italia ma qualche autore moderno che scrive bene esiste. La serie di Hyperion di Dan Simmons è relativamente recente, magari non è fantascienza dura ma è appunto una ottima space opera dalla enorme creatività e con tantissimi argomenti trattati: godibilissima.
Se poi gli autori italiani faticano a uscire... temo sia normale.

Massimo ha detto...

La Space Opera in Giappone va decisamente bene. Seppure altri generi del fantastico godano ora di maggior popolarita', come ha detto Komatsu Sakyo c'e' parecchia fantascienza molto valida nelle Light Novel. Prodotti come Suzumiya Haruhi, Seikai no Monsho (http://en.wikipedia.org/wiki/Crest_of_the_Stars) o Crystal Silence (http://www.kurodahan.com/mt/e/catalog/j0004cate.html), tanto per restare tra opere recenti dimostrano la vivacita' del genere. Ed anche in Cina la SF e' molto apprezzata. Arrivando piu' vicini a noi, la Spagna ha cicli di Space Opera tra i migliori di Europa.

Come sottolinea Davide, uno dei grossi problemi di Urania e' che come collana da edicola praticamente non viene mai recensita al contrario di quanto avveniva con la Fanucci dei tempi d'oro o la Fantacollana Nord. E la mancanza di una critica serie si e' rivelata deleteria (cosi' come l'assenza di collane rivali di diversi editori).

maxciti ha detto...

Ciao a tutti. Riflessioni parecchio interessanti, direi. Una domanda sorge immediata, però. Quanto sono legati il calo del gradimento della sf in Italia e la contemporanea eclissi della cultura scientifica in Italia? Insomma da un popolo di Grandi Fratelli acquirenti di gratta-e-vinci e appassionati di isole dei famosi non c'è forse più nulla da attendersi. L'uso del cervello, in campo scientifico e/o fantascientifico, pare essere definitivamente accantonato. Questo diviene ancora più drammaticamente evidente in presenza della situazione all'estero della quale ci hanno accennato: USA Giappone, Spagna ecc. In più qui in Italia siamo in una situazione di crisi dell'offerta che, ovviamente, ci viene presentata come inevitabilmente legata alla possibile reazione del pubblico. E non è facilissimo negare che sia così. In molti ricorderanno ancora la collana Solaria di Fanucci, nata per arrivare al punto di pareggio a 30.000 copie/numero e impiantatasi miseramente a 7-8.000 pur proponendo nella maggior parte dei casi testi perlomeno interessanti.
Ma è anche vero che un pubblico di fantascientisti esiste. Un po' distratto, un po' deluso, in parte ormai "incancrenito" sul modello Urania, tanto da dimenticare il resto della sf e del fantastico. Ma esiste.
Sì, sono d'accordo con chi dice che la mancanza di concorrenza sta distruggendo la sf italiana finendo paradossalmente con l'impoverire anche l'unica testata esistente...

Fran ha detto...

Ciao Max.
Io ho recentemente letto due romanzi di autori contemporanei ed italiani, con mondi a cui mi sono affezionata, e dal contenuto molto valido (parlo dei mondi della corrente e del mondo di RAI, per esempio).
Sono però convinta che, come suggerisci, la mancanza di cultura scientifica in Italia sia una concausa del declino dell'interesse per la SF in genere.
Se studi (e purtroppo non vale solo per le materie scientifiche) non solo sei un fannullone ed uno strano, ma proprio un imbecille, quando si può fare un mucchio di soldi andando all'isola dei famosi.

S_3ves ha detto...

Ciao.
Mi sono persa questo post, e arrivo ultima dopo interventi molto stimolanti.
Prima osservazione (scherzosa): mai letto la Zettel, però le prime righe della descrizione dei personaggi erano promettenti; cattivi non troppo cattivi, buoni incerti e dubbiosi... E' il mondo vero, gente! Ma capisco benissimo che cosa intende Max, i personaggi sono senza carattere.
Seconda osservazione: non credo che la space opera abbia esaurito le cartucce; il genere mi sembra divenuto ancora più attuale, anche nei suoi canoni tradizionali. Problemi etici, mondi poveri contro mondi ricchi, conflitti tra "razze" (o etnie), nuovi "proletari" o "sottoproletari" che rivendicano un posto (o più semplicemente un pasto degno di questo nome)... Cosa c'è di meglio della space opera per parlarne?
Terza osservazione: penso che la FS sia essenzialmente un genere legato alla speranza, anche quando descrive universi distopici, mondi nei quali non vorremmo andare. Perché chi la scrive - anche se forse non ne è del tutto consapevole o se negherebbe di sperare perché è scettico - sotto sotto è convinto che il proprio esperimento in vitro possa in qualche modo, provocando e costringendo a riflettere, contribuire a un cambiamento, spostare almeno un po' l'equilibrio.
Ma gli italiani hanno ben pochi motivi per sperare. E la mancanza di "speranza lucida", l'apatia che non giunge nemmeno alla dignità di pessimismo possono contribuire (insieme a tutte le osservazioni già fatte) a spegnere l'interesse per questo genere.