Essendo questo un blog, non si può pretendere che i miei post siano perfettamente tempestivi. Inevitabilmente risulteranno sempre un po' fuori tempo massimo in rapporto agli eventi, ma questo non mi impedisce di prendere posizione su ciò che avviene.
Parliamo di Donald John Trump. Ovvero Donald J. Drumpf (cognome originale della famiglia, emigrata dalla Germania)
Praticamente è già stato speso l'equivalente di un corposo dizionario di insulti al suo indirizzo, da "vecchio rincoglionito malevolo" a "pazzo sadico" a "furbacchione, maneggione, insider trader" a "volgare pedofilo" a "squilibrato pericoloso" e così via, fino a quando anche chi lo detesta dal profondo del cuore finisce per ritrarsi, atterrato da questo meritorio ma inutile blablaggio di insulti, in genere perfettamente azzeccati, ma che non servono e definirlo in maniera definita.
Ma chi è davvero Donald Trump?
Un conduttore televisivo, innanzi tutto (da SE - Scenari Economici):
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The Apprentice: La Televisione come Trampolino
Il 2004 segna una svolta epocale. *The Apprentice* non è solo un reality show, ma una piattaforma per costruire un’immagine pubblica di imprenditore inflessibile e di successo. Con oltre 20 milioni di spettatori, il programma catapulta Trump nell’immaginario collettivo americano. La sua frase iconica “You’re fired!” diventa più di un motto televisivo: è un manifesto di una nuova filosofia manageriale basata sulla durezza e sulla selezione meritocratica. Questo programma, che economicamente non è stato essenziale nella sua ricchezza, ne ha però creato la sua vera figura pubblica, che è stata la base di lancio per il suo successo politico
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Bene, una volta stabilito un punto di partenza, ossia la sua convinzione assoluta che la "durezza" e sulla "selezione" siano l'elemento centrale di un nuovo capitalismo – rapace, privo di scrupoli, criminale se necessario e, nel caso di Trump, narcisisticamente maligno – possiamo continuare ad aggiungere altri elementi al nostro ritratto, tenendo comunque conto che il Nostro ha la bellezza di 79 anni e non pochi hanno il sospetto che il POTUS sia preda di un decadimento senile piuttosto evidente.
Donald J.Trump ha un'enorme considerazione di se stesso, contrariamente all'opinione dei molti che lo considerano un vero coglione, ovvero una persona stupida, ottusa, ridicola e spregevole. Ma Trump non calcola il parere di molti, convinto che costoro non possano comprendere la sua grandezza. In fondo aver fatto cessare 7 (SETTE!!!) guerre (Dove? Tra chi? Quando?) è la dimostrazione della sua eccellenza.
Ma questo pallone gonfiato, che si vanta di una partecipazione a uno special tv con venti milioni di spettatori un bel giorno pensa di participare alle elezioni come aspirante POTUS – in polemica con una cantante che aveva ottenuto un contratto migliore – contrapposto a Hilary Clinton, sostanzialmente la mente pensante di Clinton ma clamorosamente fuori moda come un paio di scarpe con le ghette. Vince – anche grazie a un (non) piccolo aiuto da Vladimir Putin e i suoi hacker – e diventa il primo presidente americano eletto grazie alla televisione.
Cominciando dalle idiozie sul tema COVID, le scelte criminali sui temi ambientali, la diminuzione delle tasse alle grandi imprese, l'esplosione del debito pubblico, l'intolleranza verso gli immigrati (peraltro necessari alla macchina produttiva) e altre sciocchezze del genere (qui qualche accenno al primo mandato di Trump) al termine dei primi quattro anni perde le elezioni e al suo posto diventa POTUS Joe Biden, un poveruomo che a ottant'anni diventa il presidente della maggiore potenza mondiale. Una potenza mondiale che vive di glorie passate, con un dollaro che stenta a rimanere la principale valuta di scambio a livello mondiale, con le imprese che delocalizzano ferocemente e con una finanziarizzazione dell'economia che rende i depositi per le pensioni esposte alle crisi economiche dovute alla riduzione della globalizzazione e all'introduzione di DAZI, ovvero quello che il nostro Trump ritiene la panacea ai problemi americani.
Ma non corriamo: Trump reagisce (male) alla sconfitta e organizza un tentativo di colpo di stato. Stranamente nessuno lo manda sotto processo e quattro anni dopo ri-eccolo a ri-presentarsi come POTUS. Questa volta riesce a sconfiggere Kamala Harris, una sfidante scelta all'ultimo momento e in ogni caso a Woman, ovvero ciò che molti americani non sceglierebbero mai come presidente.
E qui cominciano davvero i guai per il mondo a cominciare da un'introduzione di dazi lunatica e umorale che ha come unico risultato quello di pesare sui consumatori americani. L'economia americana non ha gli strumenti materiali per soddisfare le esigenze di un mercato vivace e sterminato e deve importare buona parte del suo fabbisogno materiale – cibo, materie prime, semilavorati ecc. – con l'esito di prezzi crescenti e l'inizio di una frattura tra Trump e il suo elettorato – i MAGA, Make America Great Again – formato da individui a bassa cultura, che si informano esclusivamente attraverso la TV e che vivono nelle periferie e nelle aree poco industrializzate degli USA centrali.
I dazi sono un fallimento, come stabilito anche dalla Corte Suprema americana, con una maggioranza conservatrice scelta sotto la presidenza Trump... Ma il POTUS può contare sui miliardari della West Coast da Elon Musk, Mark Zuckerberg ecc. e quindi se ne frega. Ma la sua politica interna non è certo meglio, basterà ricordare i due omicidi commessi dall'ICE a Minneapolis o le carceri con alligatori, gli "Alligator Alcatraz", trascurando la sua politica nei confronti degli LGBTQI+ e degli immigrati. E la politica estera?
Trump che non tollera più la NATO, Trump che rapisce Maduro con un'azione che può apparire magistrale solo a chi ha un'eccessiva affinità con i giochi sparatutto o che amava esageratamente il compianto Chuck Norris, Trump che litiga col Canada, con la Danimarca per un pezzo di ghiaccio (la Groenlandia), affama Cuba, finanzia individui disgustosi nell'America Centrale e Meridionale, affonda barche e barchette senza sognarsi di di dimostrare che i morti avevano intenzione di smerciare qualcosa negli USA, buuummm e buonanotte, minaccia la Chiesa e il papa nativo di Chiacago e infine aggredisce in combutta con il nazi-sionista Netanyahu un regime sanguinario come quello dell'Iran, suscitando una reazione popolare che lo rafforza...
Ma il nostro Drumpf ha un problema grosso grosso e brutto brutto (ecco, il dizionario di Trump mi ha preso la mano, chiedo scusa) e questo problema si chiama caso Epstein, probabilmente ciò che lo ha condotto e lo condurrà alla completa rovina entro breve. Trascinato in una guerra, prima ancora idiota che terrificante, da un individuo sinistro e pericoloso come Netanyahu, Drumpf ha probabilmente qualcosa di più di uno scheletro nell'armadio da nascondere al mondo, qualcosa che ha a che fare con i rapporti intensi e vivaci di Epstein con il Mossad. Trump non è mai stato un individuo particolarmente attento alla psicologia femminile, né con le donne adulte ("basta prenderle per la f...") né, probabilmente, con le adolescenti che Epstein e sua moglie regalavano agli ospiti. Ognuno può costruire tutte le fantasie possibili sui motivi della partecipazione degli USA alla guerra di Netanyahu e mancando i dati in proposito non mi è possibile affermare qualcosa in maniera inoppugnabile, ma se mancano le prove non si può dire che manchino gli indizi...
In conclusione... No, non è possibile concludere qualcosa sul nostro Drumpf, alias Trump. Possiamo solo augurarci che il suo regno finisca quanto prima...
Comunque, tanto per divertirsi un po' allego una piccola cronologia delle posizioni di Drumpf dall'inizio della guerra con l'Iran. Cortesemente da "Il caffè scorretto":
3 mar: “Abbiamo vinto la guerra.”
A presto!





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