18.3.14

Come ai tempi delle cannoniere


L'Armata russa ha invaso la Crimea. 
Anzi, secondo la maggioranza degli abitanti l'ha "liberata". 
Ovviamente l'Ucraina, non del tutto ancora uscita da una guerra civile nata per l'adesione all'UE, non è minimamente d'accordo e ritiene l'occupazione e il referendum tenuto sotto le armi russe una truffa e un danno evidente all'integrità nazionale. 
L'UE e gli USA sostengono il punto di vista ucraino mentre Putin dichiara che il referendum è stato del tutto legittimo e che la presenza dei soldati russi, sostenuti dalle milizie che fino a una quindicina di giorni fa sparavano in piazza Maydan ai manifestanti pro-Europa, fa parte del patto con l'Ucraina e che i soldati si trovano lì per difendere le strutture e le installazioni navali russe.
L'Ucraina è in una situazione altamente pericolosa: è un paese a un passo dalla bancarotta, con il territorio orientale a maggioranza russa, con l'estrema destra al governo e una situazione interna quantomeno delicata. La scelta degli abitanti della Crimea (più apparente che reale se si tiene conto dell'andamento abituale delle elezioni in Russia), escluso il 20% della popolazione che non è andato a votare, discende probabilmente anche dalla situazione dell'Ucraina. Affidarsi alla Russia può significare una ripresa economica per molti di loro o quanto meno può così apparire anche grazie alla propaganda russa.
E gli altri? L'UE, gli USA?
Si prevede che gradualmente giungeranno a bloccare i capitali russi all'estero - che infatti in questi giorni stanno riprendendo rapidamente la strada di casa - e che sospenderanno tutti i contratti aperti. Già. Ma l'Europa, Italia compresa, dipende per più del 20% dal gas russo. Un interrogativo tutt'altro che piccolo. 
Gli USA sospenderanno anch'essi, ma tenendo conto che l'interscambio economico tra Stati Uniti e Russia è molto inferiore a quello tra UE e Russia i danni per l'economia americana saranno decisamente inferiori. E ovviamente anche meno incisivi.
Putin, d'altro canto, non può fare passi indietro pena la perdita di popolarità in patria. Gli operatori economici russi, di umore già non particolarmente felice per le perdite previste, si presume non avranno troppa pazienza per una vicenda che non ha molto a che vedere con l'economia quanto con la politica. La Duma ha già dichiarato che riconoscerà l'andamento del referendum in Crimea, il che significa che le sanzioni dell'Occidente non potranno che continuare. E che in Ucraina le posizioni più fortemente nazionaliste guadagneranno spazio e voce. 
Qualcuno ha notato come la politica seguita in questo periodo dalla Russia post-comunista assomiglia in maniera allarmante a quella del fraterno aiuto che l'URSS utilizzò in almeno due occasioni: l'invasione dell'Ungheria e quella della Cecoslovacchia. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di un ritorno a una prassi tipicamente comunista ma il ritorno a una politica imperiale, per la quale la Russia - come l'URSS di un tempo - non tollera politiche autonome da parte delle repubbliche che ritiene facciano parte della sua area di influenza. In questo caso l'Ucraina. La convinzione della funzione imperiale della Russia è un filo rosso che corre per tutta la sua storia ed è stata consegnata senza significativi mutamenti dagli Czar al governo comunista ai suoi successori. E uno degli aspetti più pericolosi della politica di Putin è proprio l'impegno per una rivincita contro i nemici che circondano la Santa Madre Russia: l'Occidente e gli ex-vassalli dell'Europa orientale. Che per ottenere questo risultato si debba far ricorso alla politica delle cannoniere come ai tempi del colonialismo inglese e francese è soltanto un apparente salto indietro nel tempo. Come è stato ed è per la Siria la Russia non è disposta a fare passi indietro ed il suo esercito, parte considerevole e pesante del suo complesso militar-industriale, è sempre pronto a muoversi per difendere gli interessi patriottici. Tenendo conto che la Russia è tuttora una potenza atomica direi che non c'è molto da stare allegri. 
Trattative, propongono UE e USA. Ben vengano, tenendo però conto che la Russia, come la Germania di Hitler, non può fare troppi passi indietro né ritornare alla situazione iniziale. I russi "schiacciati e oppressi" da governi stranieri sono un'eccellente strumento di propaganda per una politica estera avventurista e pericolosa. Le democrazie occidentali esitano e certo non andranno oltre le sanzioni previste per difendere l'Ucraina. Ma Putin non intende mollare, la Crimea - e in generale la sua politica estera - sono il vero marchio della sua presidenza.
Soltanto una sinistra curiosità per concludere: la propaganda sulle ingiustizie cui sono soggetti i russi non ricordano un po' troppo i tedeschi oppressi e sfruttati dai Cechi nella Boemia del 1938?  


8 commenti:

Paolo ha detto...

Non si può ovviamente paragonare Putin a Hitler - gli manca una ideologia abbastanza folle. Ma certe analogie sono evidenti e inquietanti, in particolare la volontà di rivincita contro i vecchi avversari.
Dieci anni fa era di gran moda, specie sui blog di impostazione liberista, dare per spacciata la Russia. Io non ci ho mai creduto, e dicevo che prima o poi avremmo visto il ritorno dell'Unione Sovietica - in una forma o nell'altra. Non vorrei aver avuto troppa ragione.

Nick Parisi. ha detto...

Chi non ricorda la storia è destinato a ripeterla.

Massimo Citi ha detto...

@Ciò che mi premeva mostrare, o quanto meno lasciar supporre, sono le conseguenze inevitabili di una politica come quella di Putin, fino a giungere a imitazioni davvero paurose. Quanto alla distruzione della Russia credo fosse molto prematuro - e anche un filino idiota - cantarne il tramonto. L'Occidente è subito corso a fare affari con i nuovi ricchi, preoccupandosi troppo poco della politica che via via andava profilandosi nella nuova Russia.

Massimo Citi ha detto...

@Nick: fin troppo giusto. È stata la frase che mi ha perseguitato per tutta la stesura del post.

cily ha detto...

Ecco, finalmente leggo qualcuno che è molto turbato come me dall'andamento delle cose.
Parlandone in giro ho visto come le persone non siano affatto rimaste turbate da tutta questa vicenda.
Io appena ho letto la notizia mi sono sentita gelare.
Probabilmente perchè conosco piuttosto bene i russi e le tensioni che li attraversano.
A me Putin ha sempre messo i brividi e dei miei amici polacchi mi hanno raccontato cose che succedono sul confine con la Polonia e che ovviamente a noi non arrivano che sono davvero poco rassicuranti.
Staremo a vedere, tento di essere ottimista ma sono molto molto preoccupata.

Massimo Citi ha detto...

@Cily: bentornata! Ho cominciato a interessarmi di Putin e del suo governo dai tempi della Politkovskaya che, come si è visto, è stata a suo tempo eliminata senza che sia stata fatta giustizia. Sono convinto che un gangster come Putin sia capace di tutto, compreso creare le condizioni per una crisi mondiale. In questo senso non mi sembra poi troppo diverso da un Adold Hitler, stanti tutte le differenze che esistono tra Russia contemporanea e Germania degli anni '30. Staremo a vedere che cosa succederà ma condivido la tua preoccupazione.

Salomon Xeno ha detto...

Seguo con estremo interesse e un po' di preoccupazione questa vicenda da un po'. Certo che la situazione non è di quelle facili. Come dice Gorbachev, la cessione a Kiev probabilmente fu un errore, ma d'altra parte la Crimea è russa perché qualcuno tempo fa deportò la popolazione originaria. Senza tornare troppo indietro, è un bel casino di situazione, aggravata dalle condizioni al contorno che hai ricordato tu. Al giorno d'oggi è tutto così interdipendente che una soluzione alla "27mo cavalleggeri" non è neanche pensabile (oltre al fatto che l'opinione pubblica non è quella dell'ottocento).
Continuo a seguire.

Massimo Citi ha detto...

@SX: già, uno dei problemi è che la popolazione originale della Crimea è stata via via sostituita - anche grazie al grande Stalin - da russi e tatari con il risultato di un mosaico di nazionalità e di fedeltà molto diverse. A ben vedere è la stessa situazione che si è già verificata in Georgia, in Transnistria (che ha chiesto in questi giorni l'annessione alla Russia) e nell'Ucraina orientale. Se l'occidente non troverà un'arma di ricatto sufficientemente efficace è probabile che ci troveremo a parlare nuovamente di Russia, Putin e di una pericolosa politica imperiale.