5.3.14

Ancora gotico


Ed eccoci alla seconda parte della presentazione dei volumi di gotico letti di recente. Comincerò dall'ultimo finito di leggere - e in parte di rileggere - i Racconti del soprannaturale di Joseph Sheridan La Fanu, curato da Malcolm Skey per le edizioni Theoria, 1990. La parte riletta è quella di Carmilla, le ultime settanta pagine delle 402 dell'antologia. Le altre trecento e passa pagine sono occupate da una scelta di eccellenti racconti dell'autore irlandese. Carmilla è una vicenda molto nota, il racconto di una vampira creata con venticinque anni d'anticipo sul conte Dracula di Bram Stoker. Carmilla, all'apparenza giovane e gradevole fanciulla, è in realtà un pericoloso vampiro al quale la sua coinquilina, Laura, si affeziona pericolosamente. Come nel Dracula di Bram Stoker sarà necessario l'intervento di un esperto in vampiri, il barone Vonderbug, per giungere a fermare le gesta del vampiro. L'aspetto più curioso e interessante di Carmilla rimane la sua deliziosa, sensuale ed enigmatica grazia che conquista la giovane Laura e che, contemporaneamente, sconcerta e preoccupa i meno giovani. L'intera vicenda assume così una curiosa coloritura di scontro generazionale, alla fine riassorbito ma pur sempre presente. Un particolarità unica nelle storie di vampiri. 
Quanto agli altri racconti non è facile segnalarne qualcuno in particolare. Mi ha colpito per la sua perfetta progressione di un orrore crescente, che non lascia spazio né speranze alla vittima, L'Inseguitore. Altrettanto perfetto nella costruzione, ma con un sottile gusto per lo humour nero, peraltro tipico dell'autore, Il testamento dello Squire Toby, un racconto di fantasmi. Altrettanto godibili Il té verde e Il giudice Harbottle, ma anche gli altri racconti, narrati con un gusto singolarmente divertito, meritano pienamente la lettura.
Del 1995, a cura di Giuseppe Lippi, la breve antologia Storie di fantasmi scozzesi, Oscar Mondadori. Tra gli autori più noti sono presenti Sir Arthur Conan Doyle (3 racconti), Sir Walter Scott (2 racconti), Algernon Blackwood, James Hogg e Allan Cunningham. Nell'insieme un'antologia, nonostante gli autori e l'ambientazione, decisamente minore. Brevi storie di revenants e di anime inquiete narrate in maniera piana, senza particolari brividi né orrore. Meritevoli di lettura il racconto di Blackwood, I lupi di Dio, Il racconto di Willie il vagabondo di Sir Walter Scott e Parentele di Ronald Duncan. Leggibili, ma senza particolari brividi gli altri. 
A seguire i Racconti del mistero e dell'orrore di Rudyard Kipling, curato (ancora) da Malcolm Skey e edito per Bompiani nel 1985. Se nell'antologia precedente era il clima non facile della Scozia a essere la cornice di ognuna delle storie narrate, qui è l'India dell'800 a essere oltre che cornice parte stessa delle vicenda narrata: «l'opprimente solitudine dei piccoli centri amministrativi della pianura, assediati dal caldo, dal tifo e dal colera, il formicaio da Mille e una notte dell'antica città di Lahore, la scomodità dei lenti viaggi in treno o a cavallo e dei dak bungalows per dormire durante la notte», scrive Skey. Un'ambientazione ideale per raccontare oscure vicende  cariche del maleficio della jadoo - la magia -  di incantesimi e sortilegi, di vendette fatali e dell'onnipresente superstizione che finisce per colorare ogni minimo aspetto del reale. I personaggi di Kiplig sono frequentemente giovani amministratori dell'Imperial Civil Service, schiacciati da un carico sovrumano di lavoro e oppressi da una solitudine che, fatalmente, finisce per essere complice di reazioni morbose.


«In taluni casi la presenza simultanea di turbe psichiche e di manifestazioni sovrannaturali porta - come nei racconti di Henry James e di Walter de la Mare - a un'ambiguità narrativa particolarmente inquietante: trama, struttura, personaggi e la stessa voce narrante [...] oscillano vertiginosamente tra un'esplicita realtà sovrannaturale e un'implicita realtà psicologica». 

Si tratta di tredici racconti, pubblicati in Gran Bretagna tra il 1884 e il 1893, tra i quali troviamo il lungo racconto L'uomo che volle essere re, un testo per molti motivi definitivo per quanto riguarda il sogno coloniale inglese (e non solo), Il risciò fantasma, un eccellente racconto interamente giocato sull'equilibrio tra l'apparizione fantasmatica e il carattere squilibrato del protagonista, Il marchio della bestia, storia di una possessione particolarmente sgradevole e l'ottimo e agghiacciante Nell'ora del trapasso. Detti quelli che a parere mio risultano i migliori, se ne avete occasione leggete anche gli altri: ne vale la pena. 
Ultimo della serie un romanzo edito per la prima volta nel 1787, un romanzo che è in qualche modo "fantastico" per il racconto della sua nascita. William Beckford, autore del. Vathek sostenne che esso fu scritto in due giorni e una notte, dato ahimé smentito dal semplice fatto che il Vathek fu concepito nel 1782 e passarono alcuni anni da concezione fino alla pubblicazione. 
Vathek non è una storia gotica in senso stretto, ma è piuttosto una sorta di riscrittura "gotica" del Faust di Marlowe, stesa con lo stile dei racconti delle Mille e una Notte (pubblicati in Francia nella prima metà del '700) e ambientata in un Medio Oriente fantastico. Si tratta di un romanzo affascinante, scritto con un ritmo sorprendente e filtrato dal gusto freddo, divertito e fatale di un favolista consumato. La morte e la dannazione dell'empio Califfo Vathek arrivano attesi dal lettore come giusta punizione per tutti gli orrori da lui commessi, più o meno come tutti i lettori attendono la giusta punizione per la matrigna di Biancaneve. O come tutti i cinefili attendono la giusta punizione per il Lupo di Wall Street del film di Martin Scorsese. Solo che non vi è nulla di morale e di edificante nel racconto del Vathek, a prevalere nel racconto sono una perfidia e una malvagità "principesche" che soltanto i mille capricci della realtà e i maligni scherzi di un destino impersonale riescono a distruggere. E Iblis, il diavolo della religione musulmana, riesce spesso vincitore di chi appare come un suo involontario servitore. Un buon libro che non dovrebbe essere troppo difficile trovare e che consiglio volentieri. 
Per il momento lo spazio destinato al gotico è terminato. Grazie a tutti coloro che mi hanno letto fin qui. 

2 commenti:

Salomon Xeno ha detto...

Carmilla mi è stato consigliato tra i precursori del vampiro di Stoker, ma si tratta di uno dei pochi casi di ebook "infestato" scaricato da Gutenberg, che non riesco ad aprire e che per pigrizia non ho recuperato in altro modo. L'altro, se ti interessa, è Il castello di Otranto (non può essere un caso). Mi stupisce invece la presenza di L'uomo che volle farsi re. Racconto stupendo, da cui è stato tratto anche un bel film, che però accosterei più a Cuore di tenebra che alla letteratura gotica, anche se un po' di mistero, lo ammetto, c'è.

Massimo Citi ha detto...

@SX: hai ragione, L'uomo che volle farsi re ricorda Conrad molto più che M.R.James ma risulta perfetto nell'ambito di un'antologia che parla prima di tutto del conflitto tra la cultura indiana e la presenza britannica. E questa è sicuramente la prima lettura che ognuno fa. Mi dispiace per Carmilla che, pur non giungendo al grado di complessità di Dracula merita comunque la lettura, soprattutto grazie alla rappresentazione del curioso e inquietante rapporto tra Laura e Carmilla.