28.8.12

Ma i soldi, da dove vengono?


Ecco questo è un problema che mi accompagna da tempo, in maniera più stringente e ravvicinata da un paio d'anni a questa parte. 
I soldi, quelli che girano, quelli degli "speculatori" che "lucrano sui cambi di valuta" e "distruggono l'economia di un paese", da dove arrivano? Di chi sono?
Si tratta dei fondi assicurativi americani, quelli dei lavoratori dipendenti statunitensi che li affidano a una finanziaria sperando di averne in cambio un giorno una pensione? Negli States, al di fuori del Social Security, molto simile all'INPS italiano, esistono numerose società finanziarie che, sul modello dell'INA e di altre società d'assicurazione italiane, raccolgono fondi per restituirli in diverse forme al momento della pensione. 
Che il loro interesse sia fondamentale è lapalissiano. Se tu, in quanto fondo assicurativo, ricevi 1000 dollari/mese da centomila quadri e dirigenti industriali - i soggetti più interessati a una forma di pensione integrativa - ti trovi a disporre mensilmente di un totale di 100 milioni di dollari da amministrare, cercando di farli rendere al meglio.
Che questo significhi, talvolta, investimenti in titoli derivati come i CDO, dei quali ho parlato qui, e che questi abbiano suscitato e favorito la crisi in atto è un dato di fatto. E, particolare decisamente interessante, la condotta di alcune banche d'investimento non ha cessato di creare squilibri e problemi, come talvolta viene riportato sui giornali, anche se soltanto nelle pagine economiche.
Che "dietro" la crisi ci siano le finanziarie, legate a banche e a società di investimento, è - nuovamente - un'ovvietà della quale, tuttavia, siamo in molti a essere all'oscuro.
Ma la crisi ha significato, da metà 2008 in poi, una necessità disperata di contanti per molte istituzioni finanziarie che, in mancanza, rischiavano la bancarotta. Ed è a questo punto che emergono, non del tutto imprevedibilmente, i fondi del crimine internazionale. 
Il crimine internazionale - le Triadi, la Yakuza, la mafia russa, la N'drangheta eccetera - dispone di centinaia di miliardi di dollari che provengono dalle proprie attività: commercio di droga, prostituzione, usura, contrabbando, e ha la necessità vitale di riciclare il proprio denaro. 
Che cosa vi suggerisce? Cosa ne fareste voi del denaro, se, in qualità di colletto bianco della mafia, doveste investirlo perché renda?
È questo il tema dell'articolo uscito su La Repubblica del 27 agosto, a firma di Roberto Saviano. La crisi economica, ci spiega Saviano, favorisce la criminalità internazionale, rendendo più facile e più redditizio il riciclaggio del "denaro sporco".  E che le banche e in generale le istituzioni finanziarie siano mooolto meno fiscali nei confronti di fondi di provenienza non troppo limpida è piuttosto evidente:

«Le banche negli Stati Uniti sono usate per accogliere grandi quantità di capitali illeciti occultati nei miliardi di dollari che vengono trasferiti tra banca e banca ogni giorno», ha dichiarato il capo della Sezione Riciclaggio del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Jennifer Shasky Calvery, a febbraio 2012 durante una seduta al congresso sul crimine organizzato

Racconta Saviano nel suo articolo, lasciandoci nella convinzione che la «lotta contro la droga» o quella contro la prostituzione o l'usura siano semplici slogan da parte di governi incapaci o riluttanti a colpire seriamente il crimine internazionale.
Già da qualche tempo si è assodato come l'eventuale e discussa liberalizzazione delle droghe costituirebbe un gravissimo danno a carico del sistema economico americano che letteralmente "vive" del denaro che la criminalità reimpiega nell'economia ufficiale. Ma dalla seconda metà del 2008 si è fatto un passo avanti.

[nel 2008]  Alcune banche si salvarono solo grazie a questi soldi. Gran parte dei 352 miliardi di dollari provenienti dal narcotraffico sono stati assorbiti dal sistema economico legale, perfettamente riciclati. 

Riferisce Saviano, citando il lavoro di due economisti colombiani, Alejandro Gaviria e Daniel Mejiia dell'Università di Bogotà. 
Ciò che rende davvero allarmante l'articolo di Saviano - anche se, da un certo punto di vista, assolutamente logico -  è la constatazione della graduale scomparsa del confine tra capitale "legale" e capitale "criminale". 

Le mafie sono ormai organizzazioni internazionali, globalizzate, agiscono ovunque. Parlano diverse lingue, stringono alleanze con gruppi oltreoceano, lavorano in joint-venture e fanno investimenti come qualsiasi multinazionale legale: non si può rispondere a colossi multinazionali con provvedimenti locali.

Ritorna alla mente un passaggio di Stato e Rivoluzione di Lenin dove l'autore sosteneva la sostanziale affinità dei due "generi" di capitale. Lo sfruttamento - della prostituzione o della manodopera - produce nel primo caso un reddito da schiavismo e nel secondo puro plusvalore, economicamente definibile. Ma è comunque complicato provare a separare evangelicamente il grano dal loglio, come è ancor più complicato cercare di placare la fame di denaro di certi pescicani. abituati a una gestione perfettamente anfibia tra la legalità e illegalità. 
La realtà è che il capitale criminale pesa sul futuro di noi tutti, determina il nostro avvenire, riduce le possibilità di una vita giusta e dignitosa ai nostri figli. 
Non ho nessuna soluzione da proporre. 
Posso soltanto chiedervi, come il protagonista de L'Invasione degli Ultracorpi, di «scrutare il cielo», perché ora lo sappiamo, loro sono tra noi.  


P.S.: segnalo l'uscita su La Repubblica di oggi, 28/8, di un breve intervento di Moises Naim che riprende e amplia i temi affrontati da Saviano.

6 commenti:

raffaella ha detto...

Alla domanda di una mia amica che argomentava un "no" al proprio figlio circa l'impossibilità di comprare un giocattolo e cercava di disquisire sul valore del denaro dicendogli, appunto:"Ma da dove pensi che vengano i soldi? Cosa credi che mamma e papà li trovano sotto ad un cavolo?", quello di rimando:"Ah, perchè non ve li da il bancomat?". Il ragazzino aveva all'epoca quattro anni, più o meno!

Maxciti ha detto...

@Raffaella: a 4 anni è accettabile e concepibile. Mia figlia, a quella età, non avrebbe reagito diversamente. Il problema vero sono gli adulti che non si chiedono dove vanno a finire i soldi delle scommesse illegali o di un giretto con una puttana. Non è un problema di morale comune ma di sopravvivenza personale. I soldi così "sprecati" ritornano magicamente in forma di nodo scorsoio nei mutui troppo costosi o in forma di interesse passivo troppo elevato. Le dinamiche del capitale finanziario sono queste. Insomma, esiste un legame tra il denaro "pulito" e quello "sporco" e prima lo si capirà meglio sarà.

Nick Parisi. ha detto...

Mi verrebbe da fare un certo discorsetto a tutti quelli che ci dicevano che il sistema capitalistico si sarebbe auto-regolato.
Detto questo trovo preoccupante che la crisi creata nel 2008 dalle finanziarie adesso venga fatta passare per un crisi del sistema -Welfare o come una crisi creata dai cittadini- che peraltro stanno abbondantemente pagando con i loro sacrifici mentre il sistema finanziario-bancario continua a creare disastri.
E' di pochi giorni fa la notizia che l'opposizione laburista ha dovuto lottare mesi per costringere un dirigente di una delle banche nazionalizzate nel 2008 con denaro pubblico per salvarla dal default a rinunciare ad un bonus megamilionario. Qualche settimana fa invece abbiamo assistito allo scnadalo del "libor"...insomma la sensazione è che i cittadini stiano rinunciando del tutto alle sicurezza ritenute acquisite e anche al loro presente e futuro. Mentre chi ha creato questo collasso continua a ballare il suo allegro walzer sopra le nostre ossa.

Maxciti ha detto...

@Nick: infatti, questo è il PROBLEMA, quello che dobbiamo affrontare anche qui in Italia. Non rinunciare al nostro futuro è un programma minimo per qualsiasi movimento o partito. Ma lo pseudo-liberalismo che pervade e inquina qualsiasi riflessione sullo stato delle cose, rende vagamente osceno anche alzarsi in piedi e gridare: "No, questa è la mia vita, questo è il mio futuro, non potete toccarli!". Credo che si tratti di cominciare a chiedersi "ma i soldi, da dove vengono?" e cominciare a trovare le prime risposte.

Salomon Xeno ha detto...

Io ho uno strano rapporto con il denaro. Un'aspetto che mi ha sempre affascinato, devo ammettere, è il fatto che si possa spendere senza averne la possibilità. Sembra una contraddizione in termini, ma è affascinante. Questi soldi fantasma, che a pensarci bene hanno una storia perché è chiaro che non possono nascere dal nulla. E che le mafie debbano prima o poi farne qualcosa dei soldi acquisiti illegalmente, sembra più che sensato. Solo, mi sembra che sia il sistema a permetterlo. Appena esplosa la crisi si era parlato di regole, ma mi sembra che non ce ne sia nessuna. Andrò a recuperare l'articolo.

Maxciti ha detto...

@Salomon Xeno: scusa per il ritardo nella risposta ma sono in montagna, dopo una settimana non facile. Il rapporto con il denaro... beh, personalmente ho capito che alcuni vivono con molta scioltezza il proprio rapporto con il denaro, altri sono invece "refrattari" a tale rapporto e vivono con pena e fatica il rapporto con esso. Non ritengono il denaro lo scopo ultimo del proprio lavoro ed hanno problemi non facilmente risolvibili in questo campo... : )
In ogni caso hai perfettamente ragione: il sistema non solo ammette ma addirittura prevede l'esistenza del crimine. E il denaro di provenienza criminale non è né macroscopicamente né microscopicamente diverso da quello di provenienza onesta. Questo vorrà ben dire qualcosa, non credi?