18.5.11

Fiera del libro. In prima persona plurale.


Sì, lo confesso, ho partecipato alla Fiera del Libro di Torino.
Ho personalmente contribuito al fragoroso e supponente caos librario che molti tra coloro che conosco detestano profondamente. 
Ho montato e smontato uno stand e durante i giorni della Fiera ho venduto, suggerito, sorvegliato millanta potenziali ladruncoli e disturbato uomini e donne mandati lì dalla casa editrice, istigato da altri uomini e donne desiderosi di un consiglio, un suggerimento, un'idea, un cenno di vita. 
A mia discolpa posso dire che sono stato - anzi sarò - pagato per il lavoro fatto e che l'editore al quale ho dedicato il mio lavoro tutto sommato mi piace. Motivo più o meno sufficiente per contravvenire - anche solo parzialmente - il mio post di un paio d'anni fa. In particolare, e non lo dico per cattiva coscienza, l'editore Carocci per il quale ho lavorato non è un buon esempio di Grande Editore Cannibale ma semmai, di quel genere di medio editore di cultura che chiunque abbia un po' di sale in zucca dovrebbe difendere.
Nell'insieme, comunque, è stata una discreta esperienza. Lo dico nel caso (improbabile) che qualcuno fosse incuriosito. Un'esperienza condivisa con Marco e Katiuscia per noi C.S. e con Antonietta, Claudia, Roberta a altri della Carocci.  
Fortunatamente avevo con me la mia (antica) macchina foto...


Quello alla cassa, inevitabilmente, sono io. 
Quelle sedute sulle mini-poltroncine offerte da Carocci sono - fraudolentemente - della casa editrice. 
In primo piano una (vera) lettrice.

Alla cassa ora l'eroica Katiuscia.

Sopra Marco, in tenuta sventatamente "leghista" come più o meno tutti gli hanno fatto notare. 


Qui Claudia, con t-shirt bianca, e l'ottima Antonietta, deliziosa creatura della quale mi sono fatalmente infatuato, tanto da farle promesse inopinate, tipo quella di ritornare alla prossima fiera...


Qui una veduta d'insieme di uno dei dodici o tredici scaffali a muro della Carocci. Per inciso quella che composto personalmente. Nella foto successiva parte della Biblioteca Medievale, collana della quale, infognato tra i titoli di infiermieristica, avevo finito per dimenticarmi. Con l'occasione mi sono rifatto del lungo digiuno.  



...


Qui sopra altre due dello staff Carocci, che hanno collaborato a rimettere i libri avanzati nelle scatole. Detto per inciso, ad arrivare sono stati nove bancali per un totale di più di centocinquanta scatole, tutti da disporre sugli scaffali. In ordine alfabetico di autore. 


Last but not least il piccolo Jacopo, figlio di Katiuscia, già evidentemente condannato a una vita da libraio...

Ah, no, un'ultima cosa che già so che farà inferocire i miei colleghi. 


Già, sconto 15%.
Come peraltro previsto dalla legge. E non abbiamo derogato neppure l'ultimo giorno, nonostante ci fossero editori che avevano affitto cartelli con «sconto 50%». 
A entrare in libreria non si paga, qui, invece, si pagava. Eccome...


4 commenti:

consolata ha detto...

Lo diceva sempre la mia mamma, Il ne faut jamais dire "Fontaine, je ne boirai pas de ton eau". Finita la citazione mammesca ti dirò che è stato bellissimo vederti sia pure a bassissime dosi. Sarò alla circoscrizione martedì, quindi almeno Silvia la vedo di certo. Ciao.

maxciti ha detto...

Effettivamente si è trattato di bassissime dosi... e pure di corsa. Comunque condivido, è stato un vero piacere incontrarti in modo (non) virtuale. Il prox martedì ci sarò anch'io alla presentazione di Silvia quindi vedremo - fisicamente - di nuovo.

Anonimo ha detto...

Sono stato alla fiera, nella maggior parte degli stand ho ricevuto libri gratis, quindi mi sono divertito :)
L'inviato del Giornale mi dicono fonti certe ha portato le stesse orribili calze (e vestito e scarpe) per -almeno- due giorni di seguito, era una bella macchietta, probabile sia passato da voi. A me Carocci non interessa.

maxciti ha detto...

Ciao E.!
Purtroppo non ho visto l'inviato de Il Giornale. Peccato, mi sarebbe piaciuto incontrarlo lunedì pomeriggio sul tardi... Carocci è un editore di saggistica pura, da un certo punto di vista - ma solo da quello - è un editore poco interessante. Ma, d'altro canto, anche chi scrive narrativa ha bisogno spesso di info e di dati d'ogni genere e da Carocci è abbastanza strano da riservare non poche sorprese.