1.12.08

Ancora Natale, uno sguardo più attento

Ormai arrivati praticamente tutti i libri per il Natale è forse il momento di provare a tirare le somme - tendenziali - di un fine anno molto "diverso" dai soliti, segnato da una crisi dalle dimensioni ancora non del tutto definite e che peserà non poco sugli acquisti di tutti.
Un'occhiata a "Bookshop" - ahimé deturpato in copertina da una foto di Sandro Bondi - può essere di una qualche utilità, particolarmente l'articolo che riguarda la Fiera di Francoforte e il suo risultato per le case italiane. Ebbene, secondo «Bookshop» gli italiani questa volta si sono mossi in modo intelligente e accorto, preoccupandosi essenzialmente di vendere piuttosto che di acquistare a ogni prezzo ragionevole o irragionevole il best-seller di successo. Buona nuova che, se ovviamente mette in rilievo i mezzi ridotti dalle grande case editrici italiane, evidenzia anche uno degli elementi fondamentali del nuovo corso italiano: il lancio e il sostegno agli autori di casa. Basti pensare a Paolo Giordano e ai suoi numero primi per capire quanto "pesino" ormai gli autori italiani nel panorama editoriale. Non è ovviamente un problema di qualità - sulla quale anche nel piccolo mondo di LN-LibriNuovi il libro di Giordano ha provocato qualche discussione - ma di un problema puramente di mercato. Giordano (ma anche Fogli, Camilleri, Carofiglio, Vitali, Manfredi tanto per citare gli autori in classifica) è in grado di "reggere" il mercato straniero? O, semplicemente, il suo libro e il suo stile sono ottimi per il mercato italiano e basta?
Comunque sia l'aria che tira è quella di una certa larvata tendenza all'autarchia. I best-seller locali costano meno, questo è sicuro, e un autore "cresciuto" in casa è una sicurezza anche per il futuro.
Ex-allievo di Baricco e della scuola Holden, Giordano viene comunque a dirci che il passaggio attraverso le «scuole»per chi intende "esordire" direttamente nella serie A del libro è fondamentale, praticamente irrinunciabile. Notizia non esattamente buona per tutti coloro che non hanno né il tempo né la voglia e ancora meno il denaro per passare alla Holden… A loro resta comunque la possibilità - Patrick Fogli prima di esordire con Piemme si è sempre occupato di computer - di battere la via del giallo, del thriller, del mistery tutti generi che in questo momento godono comunque di una vita ricca e felice.
Tutto questo significa un miglioramento, un passo avanti per la letteratura italiana? Difficile dirlo. Il libro di Giordano ha una dimensione personale-familiare tutto sommato piuttosto comune nella tradizione italiana degli ultimi cinquant'anni, questo è indiscutibile, ed è onestamente difficile definirlo una fatto nuovo. Più "nuovi" in questo senso sono gli autori teenager che negli ultimi mesi hanno pubblicato romanzi Fantasy. Teenage-Fantasy, chiamiamola così. Fresca, un po' ingenua e inevitabilmente ispirata ai maestri del genere, a cominciare ovviamente da Tolkien. Sono romanzi un po' "riservati", in realtà, nel senso che chi li compra e li legge ha all'incirca la stessa età degli autori. Anche qui voler parlare di valore letterario è almeno arduo. Resta il fatto che un romanzo scritto da un giovanotto diciassettenne costa decisamente meno all'editore della traduzione di un romanzo straniero scritto da qualcuno che non sta più o meno consciamente imitando Tolkien...
Autarchia, si diceva.
Effettivamente il numero di titoli tradotti è in diminuzione. Di qualche piccolo punto percentuale, certo, ma in maniera sensibile. I nuovi autori italiani hanno qualche spazio in più, parrebbe. Se vengono dalla Holden o da qualche altra scuola di scrittura o se hanno 16-17 anni e una fissazione per Tolkien partono comunque avvantaggiati. In alternativa possono dedicarsi al noir (qualsiasi cosa significhi) con qualche fondata speranza di giungere alla pubblicazione.
Un quadro comunque complesso e aperto a molte interpretazioni... In ogni caso non troppo diverso, per lo meno in apparenza, da quello straniero.

5 commenti:

Fran ha detto...

Massimo, un altro post pessimista, proprio adesso che il calendario insiste nel dire che è dicembre e le strade sono tutte illuminate.
Siccome a me il periodo natalizio piace molto, soprattutto la tanto maltrattata parte commerciale che mi offre una scusa per comprare oggetti e dolciumi per tutte le persone a cui voglio bene, ci ho messo un bel po' prima di scrivere un commento... però adesso lo faccio, e non ha niente a che vedere con la premessa del commento (sono prolissa e devo fare premesse, perdonami).

Trovo che lo spunto più interessante di questo post sia il fatto che finalmente qualcuno scriva a chiare lettere che sia necessario frequentare dei corsi e studiare per diventare scrittori. Insomma, assistiamo giornalmente al massacro di grammatica e sintassi, ci vuole coraggio a dire ai diciassettenni moderni: "va bene, anche tu puoi diventare famoso, ma nota bene, perfino Tolkien era uno STUDIOSO di LINGUISTICA, ti toccherà imparare qualcosa."

Enzo Baranelli ha detto...

@Fran
Ma il libro di P. Giordano lo hai letto? Perle del calibro di "occhi spalancati come due oceani" e simili. Per favore, lasciamo perdere. Che occorra prima leggere molto e studiare è verissimo. Non tutti è detto che, pur facendo le suddette cose, imparino a scrivere. Il best seller dell'anno lo conferma.

Fran ha detto...

No, certo che non l'ho letto, io mica sono una scrittrice :-)

A parte gli scherzi, "diventare famosi a tutti i costi" sembra l'unica cosa interessante per il quindicenne odierno, e mi sembrava se non altro decente ricordare che non si diventa scrittori senza uno sforzo serio. Un corso e uno studio, non leggere un bignamino, ecco...

Tra l'altro se non sbaglio Massimo ne parlava in uno dei suoi articoli sull'editoria...

Anonimo ha detto...

Caro Massimo Citi,

scusami se ti scrivo a sproposito, ma, poiche' ho nuovamente avviato il dibattito sulla ''vexata qaestio'' del pagamento delle opere agli autori sul blog ''Letteratitudine'', vorrei informarne te e i tuoi ''aficionados''. Sarei felice di sapere come la pensa un libraio.

Saluti Cari

Sergio Sozi

Anonimo ha detto...

Poi, intervengo a proposito: studiare grammatica e sintassi e frequentare le ''scuole di scrittura'' odierne (cosa molto recente, sappiamo) son cose diverse. Io consiglierei i giovanissimi di studiare l'italiano a SCUOLA e a CASA e di scambiare opinioni con coetanei, adulti, insegnanti e, se possibile, con scrittori di una certa esperienza.
E questo, aspettando che risorgano i caffe' letterari di una volta, che erano aggregazioni ottime e spontanee.

Saluti Cari e Auguri Natalizi

Sergio Sozi