5.11.15

Altre letture: Mieville e Tonani


Ancora due libri tra i tanti letti l'estate scorsa, ormai lontana.
Si tratta di Perdido Street Station di China Mieville e di Cronache di Mondo 9 di Dario Tonani, il primo pubblicato da Fanucci con la traduzione di Elisa Villa, il secondo apparso nei Millemondi Urania Mondadori con illustrazioni di Franco Brambilla. 
Una sensazione personale prima di esaminare più da vicino i titoli: molto buono il libro di Mieville, quantomeno discutibile il libro di Tonani. 
Piccola nota preliminare: potrebbe sembrare che io voglia accostarli o confrontarli, il che non è, ovviamente, né vero né possibile. Diciamo che il desiderio di accostarli è nato dal loro essere in un certo senso laterali alla sf propriamente detta e il loro rapporto più o meno dichiarato nei confronti del New Weird e dello Steampunk, facendone due titoli in ogni caso rilevanti per ciò che è apparso in area fantastica in Italia.
Il libro di Mieville è il primo di una trilogia di opere denominata Bas-Lag che partendo da Perdido Street Station (ed. or. 2000), passando per La Città delle navi (2002), giunge fino a Il treno degli Dei (2005). Di New Crobuzon, la città da lui creata e del suo ciclo, Mieville scrive:

basically a secondary world fantasy with Victorian era technology. So rather than being a feudal world, it's an early industrial capitalist world of a fairly grubby, police statey kind!

[in linea di massima un mondo fantastico secondario, con una tecnologia dell'era Vittoriana. Così piuttosto che rappresentare un mondo feudale, si tratta di un mondo capitalista ai primordi, un lussuoso, sporco, sistema poliziesco.]

Perdido Street Station è la porta d'ingresso alla serie, quella che, in un modo o nell'altro, presenta il luogo, i rapporti, le divisioni interne alla società e il conflitto di interessi necessariamente ad essi sotteso. Ma Mieville non si limita al conflitto interspecifico, ovvero tra le diverse classi sociali umane, ma - sul modello di una Londra insieme onirica e materiale - inserisce un ulteriore elemento di attrito sociale con la presenza di creature non-umane di diverse razze (Garuda, Khepri, Cactacee, Vodyanoi e i «Rifatti»*) che in qualche caso collaborano con gli umani, in altri si mantengono separati da essi. 

Protagonista è Isaac Dan der Gremnbulin, scienziato ossessionato dalla ricerca sull'«energia di crisi» e fuggito dall'Università per intolleranza verso i suoi stanchi riti. Isaac convive, anzi vive more uxorio con una Khepri, ovvero una creatura sostanzialmente simile a una blatta kafkiana, vivace, intelligente, curiosa, simpatica, geniale e incredibilmente sexy. Una prova, se ce ne fosse bisogno, della situazione psichicamente compromessa del nostro Mieville.
Un garuda, ovvero una creatura volante, si presenta nel suo laboratorio chiedendogli un modo per riuscire a recuperare la proprie ali, amputate per un reato grave commesso tra la propria gente. Isaac si immerge nel lavoro, mentre intorno a lui la situazione della città diviene critica. Uno sciopero di umani e vodyanoi, per cominciare, brutalmente represso dalle autorità cittadine, il tentativo di mettere a tacere i giornali d'opposizione, la minaccia proveniente da creature multidimensionali e i problemi creati dalla creatura chiamata a combatterle, la nascita dell'intelligenza artificiale in una delle discariche cittadine e  via discorrendo. A ogni buon conto i governanti di New Crobuzon si dimostrano in ogni occasione inferiori all'impegno richiesto rivelando costantemente di essere autoritari, egotici, corrotti, rabbiosi, invidiosi l'uno dell'altro, ambiziosi, meschini e sostanzialmente incapaci. Un po' come in Italia...
Il romanzo si snoda per la bellezza di 774 pagine senza un momento di noia, un risultato più che notevole di questi tempi magri. Ancora un paio di note che vien voglia di fare a Mieville, sperando di non spoilerare, ovvero di non rivelare fuori contesto fatti avvenuti nel corso del romanzo. Nel caso lo temiate saltate le righe che seguono.
...
Perché mai i moti di piazza, i tumulti, la giusta lotta del proletariato vessato e sfruttato vanno sempre a finire male? È un domanda alla quale mi piacerebbe ricevere una risposta da Mieville. Probabilmente perché l'eventuale vittoria delle avanguardie finirebbe per creare problemi imprevisti, sul modello della Rivoluzione d'Ottobre. Ma qui siamo in narrativa, per la miseria, potremmo anche far finta di nulla...
La seconda domanda è perché diavolo la deliziosa Khepri scompare a metà del libro ricomparendo soltanto nelle ultime pagine? Ovviamente non discuto la liceità dell'autore di fare ciò che desidera di personaggi e vicende, tuttavia un po' di disappunto è appena normale esprimerlo. 
...
Fine della spoiler possibile. Posso aggiungere che al termine del libro non ho potuto nascondere un moto di delusione, un po' come quando si arriva al termine di una grossa, enorme torta che all'inizio sembrava infinita ma che a un certo punto finisce. Maledetto Mieville...

China Mieville giovane (forse)
 ...
Passiamo a Tonani, adesso.
Allora, Cronache di Mondo 9 è nato da un certo numero di racconti pubblicati in tempi diversi. Nel 2008 è uscito il primo frammento su Robot n. 54, un racconto intitolato Cardanica. Visto il successo di questo primo racconto, Robot chiese all'autore di continuare la serie e Tonani scrisse altri tre racconti, Robredo, Chatarra e Afritania. Dai quattro racconti apparve nel novembre del 2012 un primo fix up (serie di brani uniti per l'occasione) pubblicato da Delos, con l'aggiunta di alcuni interludi per rendere la lettura scorrevole. A questo primo blocco seguì un secondo blocco articolato in cinque episodi, Mechardionica, Abradabab, Coriolano, Bastian, Miserable:

negli altri cinque [...] i capitoli sono un po' autoconclusivi e indipendenti, la storia ha uno sviluppo decisamente più lineare, da romanzo a puntate. Le navi sono tante, i personaggi ricorrenti, la loro missione chiara e immutata da un episodio all'altro. [**]


A questo punto esce un secondo fix up per Delos Digitale e, in seguito, l'intero volume su Urania Millemondi, uscito quest'estate
Il prodotto finale è un libro curioso, nel senso che da pagina 17 a pagina 358 avvengono diversi cambi nella descrizione delle navi, passate da essere creature inanimate e funzionanti - si suppone - a motore e con un equipaggio più o meno normale, a esseri solitari e dotati di volontà propria, che si nutrono di carne e sangue  degli sciagurati esseri umani e vivono dei loro cuori; di luoghi, dal deserto (forse velenoso), ai ghiacci; di descrizione dei mechardionici - creature sopravvissute all'infestazione metallica e divenuti esseri artificiali - che, come le navi, apparentemente vivono di cuori umani ma possono (forse) farne a meno e possono essere nemici o salvatori dei nostri simili. 
Ma trama e personaggi non sono lo scopo reale della vicenda narrata. A farla da padrone è la descrizione insistita, peraltro sempre efficace, di grandi, sovrumani meccanismi, il colore della ruggine e gli odori, generalmente sgradevoli, delle navi vive o abbandonate. Difficilmente si riesce a girare una pagina senza incontrare la narrazione di odori o di sapori disgustosi o di incubi chemiometallurgici come «lo stridio di metallo», i «trucioli scuri», i «boccaporti arrugginiti», i «grovigli di catene», il «tondino di ferro strappat o, ancora descrizioni quali: 

Il metallo urlò, gemette, ruggì. Volarono ovunque pezzi di lamiera, sparati in alto nel cielo azzurro. (pag. 130)

Macerie incrostate di luce rossastra, all'infinito, alba come un sudario zuppo di putrefazione. (pag. 131)

Il metallo, bruciato, ammaccato, levigato dalla dissezione, era stato spaccato in due da una forza immane (...) (pag. 253)

Davanti a questo genere di New Weird, ricco di sangue, metallo arruggito e frammenti di corpi sparsi, uno deve stabilire se tutto ciò lo colpisce, lo trasporta, lo fa sognare o no
Nel mio caso no. 


Ma in realtà la prosa barocca di Tonani ha avuto un buon successo all'estero. Alcuni dei suoi racconti sono stati tradotti in Giappone e negli USA, rendendo così omaggio al suntuoso feticismo metallico che è il tratto dominante di Tonani. Un testo - di romanzo non è sinceramente possibile parlare - in realtà estremamente formale e volutamente superficiale, dove a prevalere e a colpire non sono tanto i suoi esili e inconsistenti personaggi le navi, creature talvolta feroci ma raramente descritte, ma, per l'appunto, il delirio meccanico e metallurgico delle loro viscere, davvero un omaggio allo steampunk più estremo. 
Sinceramente ho faticato a terminare il libro, concluso per una sorta di impegno preso con me stesso, ma debbo comunque ammettere la bravura - talvolta addirittura soverchiante - di Tonani nell'immaginare altre navi, altri meccanismi arrugginiti, altri ambienti claustrofobici, altre superfici metalliche rugginose creando un immaginario del tutto autosufficiente. Qualcuno ha accusato Tonani di aver costruito una vicenda debole, di non aver raccontato il proprio mondo, di essere stato incoerente o vago, ma onestamente non posso essere del tutto d'accordo. Tonani ha costruito un mondo ferroso invasivo, un incubo metallico fertile di immagini e capace di colpire a fondo. 
Non tutti, come ovvio, ma indubbiamente non pochi


per la recensione di Mondo9 rimando anche alle recensioni apparse qui:

Giò su La nostra libreria

Elisa Giudici su Players 

Nick il noctuniano su Nocturnia 

Derek Zoo su Un blog senza pre7ese
 
The Remade are usually, but not always, the victims of the criminal justice system. Rather than imprisoning criminals, the city of New Crobuzon will send them to punishment factories, where "bio-thaumaturges" warp and twist their bodies in a variety of ways. 
[I Rifatti sono in genere, ma non sempre, le vittime di un sistema giuridico criminale. Piuttosto che imprigionare i criminali la città di New Crobuzon li invia a stabilimenti di punizione, dove Biotaumaturghi deformano e distorcono il loro corpo in una varietà di modi]
** dall'intervista all'autore in calce a Cronache di Mondo9, pag. 363.

7 commenti:

Glò ha detto...

Prendo atto che Mieville sia "da leggere": me lo hanno consigliato grandi appassionati sci-fi, ma purtroppo ho letto le righe biografiche a lui dedicate su Wikipedia, e mi son cadute le braccia. Limite mio, sicuramente (appartiene a un gruppo eterogeneo di scrittori definito talvolta New Weird che stanno cercando di liberare la fantasy dai cliché di genere e commerciali degli epigoni di Tolkien: che a me suona come il cliché dei clichés, pace).
Tonani vorrei leggerlo, pur avendo chiara la tua idea sull'insieme dell'opera ;)
Buon week end! ^_^

Massimo Citi ha detto...

@Giò: ho letto anch'io la presentazione a Mieville apparsa su Wikipedia. L'unica osservazione che posso fare è che evidentemente l'estensore della scheda detestava Tolkien... Non è semplicemente possibile equipararli o contrapporre l'uno all'altro come Cervantes ed Hemingway. Mieville è una magical box di invenzioni, in ogni caso più vicine alla sf che alla fantasy. Quanto a Tonani se cerchi una vicenda e dei personaggi lascialo perdere, se ti piacciono le poderosi descrizioni di macchinari, deserti e ghiacciai leggilo ;)

Glò ha detto...

Ecco! Ti ringrazio per l'aggiunta che mi rincuora e non poco! E dunque Mieville si aggiunge ai propositi di lettura ^_^

Dario Tonani ha detto...

Ciao a tutti,

che dire? Ringrazio per l'attenzione. Credo che un autore debba sempre farlo, a dispetto delle critiche ricevute. Poi, chi mi conosce, sa come la penso sul fatto che una volta pubblicata un'opera appartenga più ai lettori che all'autore. Spiace (e molto) il commento, però. Perché è una sintesi spietata... Tant'è, sono qui con un garbo.

Dario Tonani

Massimo Citi ha detto...

@Dario: il tuo libro è importante nel mondo della sf italiana, ha comunque avuto molta risonanza, ha trovato traduzioni e credo che la voglia di leggerlo sia venuta a non poche persone e una volta acquistato, leggerlo. Scrivere una recensione è una tentazione - o una penitenza - dovuta, in questo caso, proprio perché si tratta di un libro comunque significativo. Poi, come sai, ognuno ha non solo i suoi gusti ma un proprio personale concetto di letteratura, un modo di concepire personaggi, intreccio, sfondo e successione degli eventi. Sono dispiaciuto di non aver apprezzato Mondo 9 ma comunque averlo analizzato per recensirlo mi è stato utile, anche per il mio modo di vedere la narrazione e per il mio modo di scrivere. Ho avuto anch'io recensioni negative - si parva licet - e non ne sono stato contento, ma penso che la narrativa e la sf meritino pareri franchi e perché no, onesti, per sopravvivere. Altrimenti continueremo a essere Re del nostro piccolo stagno, ignorando l'oceano che c'è fuori di qui. E in ogni caso - e non è facile farlo capire a molti - ciò che viene recensito è un prodotto che ha una propria storia e un proprio destino, non la tua anima. A questo punto non posso che prometterti di leggere anche ciò che vorrai scrivere dopo Mondo 9. E magari non recensirlo ;)

Unknown ha detto...

Ma noo, la mia è una reazione di pancia, che si deve a un padre che vede "maltrattare" il proprio figlio dalla panchina perché non fa i tagli giusti in area e magari prova qualche tiro di troppo mentre c'è un compagno libero...

Sono io il primo a dire che la SF italica è stata per troppi anni un piccolo cortile di chiacchiere autoreferenziali. Meglio essere sulla bocca dei bravi recensori che rimanere chiusi nel nostro piccolo vagone coi finestrini chiusi.

Ma la pancia appartiene al lettore quanto la testa e la fantasia. Lasciarla a casa equivarrebbe a essere incompleti o robot.

Il mio obiettivo non è chiudere la bocca al recensore severo e scrupoloso, ma farlo ricredere e recedere dalle sue posizioni.

Buone storie, sempre e comunque.
Dario

Massimo Citi ha detto...

@Dario: grazie dell'augurio che ricambio di cuore. Capisco perfettamente il discorso del "cuore", è vero che un romanzo o un racconto sono parte di noi, da un certo punto di vista, ed è difficile accettare le critiche, anche se ritenute comunque almeno in parte corrette. Diciamo che in questo caso speriamo di aver dato un buon esempio a chi scrive sf o a chi la legge, anche in ambito italiano. A rileggerci ancora.