19.5.10

Scrivere in Koro 15 anni dopo - Capitolo 2


Secondo capitolo del nostro "manuale", a volerlo chiamare così.
Mi rendo conto che spezzarlo in diversi pezzi non è proprio il massimo. Un primo capitolo troppo lungo... un capitolo due che inizia con una raffica di esempi... Abbiate pazienza, via. Non è nato per la pubblicazione on line ma per essere letto e discusso in seminario. Quindi il passaggio - in realtà - è da un testo corale a un manualetto on line. Sinceramente non ho proprio idea se funziona, ma sono sempre qui per sentire i vostri riveriti pareri.

VIA CON GLI ESEMPI:

A 1).. A si guardò intorno corrucciato. I Ghugh 'k sarebbero scesi da oltre il cielo, vomitati a migliaia dalle loro oscure e gigantesche navi interstellari Avvertiva il peso sulla spalla del Betatrone a raggi YW, la prodigiosa invenzione del professor Maddox...


É evidente che in Al, esempio di FS come non ne scrive più nessuno, la scelta delle parole e il respiro delle frasi sono molto strettamente connessi alle necessità del testo.

Ci sono dei perfidi alieni (i Ghugh'k) "vomitati da oscure e gigantesche navi", simili a una legione infernale o ai germani raccontati da Tacito. il romanzo di genere si avvale frequentemente di immagini mutuate dal mito e dalla classicità. Non è quindi strano che si trovino spesso in questo genere di letterature stilemi appartenenti alla lettura profetica e sapienziale, ai viaggi di Erodoto alla letteratura di viaggio e di esplorazione, alla saga celtica e al poema cavalleresco (il betatrone ecc. ecc. ricorda molto la spada del Cid Campeador e il buon professor Maddox - c'è sempre un Maddox nella FS - è una reincarnazione di Mago Merlino).

L'A 1 è un esempio (voluto, sia chiaro!) di stile pleonastico, basato sulla mancanza di chiaroscuri e sull'enfasi, talvolta rozzamente efficace proprio per la parentela con le letture dell'infanzia e con l'immaginario umano (con l'inconscio collettivo, avrebbe detto Jung).


A1.1) ... A strinse più volte gli occhi arrossati il visore antiemissione non reagiva nei tempi previsti allo spettro della Stella Mansel. Il peso del proiettore BYW, un prototipo di efficacia solo teorica, dopo ore di attesa era divenuto insostenibile. I nemici, i Ghugh 'k, erano in avvicinamento costante e ogni volta che alzava lo sguardo al cielo dalle sfumature mattone si aspettava di scorgere le loro navi, curve e opache come scarafaggi.


Siamo passati dall'inferno alla cucina, ovvero dalle legioni infernali alle fognature intasate di scarafaggi. L'effetto negativo dei Ghugh'k (al di là della scarsissima eufonia del nome) è ora affidato alla parentela con gli scarafaggi, ma l'insieme del testo, meno retorico, lo rende più simile a una cronaca di guerra raccontata da un ignoto soldato che a un'epica.

Il punto di vista è strettamente personale, affidato a un individuo reale e non un eroe; l'A di A1.1 fa di mestiere il milite spaziale ma potrebbe facilmente essere un bancario davanti a un terminale che trasmette quotazioni di borsa in picchiata o un pescatore siculo che teme l'arrivo di una motovedetta tunisina. Non c’è nessun Mago Merlino in vista, A ha gli occhi arrossati (i piedi gonfi,

la gola secca, i muscoli irrigiditi si deducono agevolmente dal contesto) fa un caldo bestiale e l'equipaggiamento non è troppo affidabile: decisamente siamo molto lontani dal videogioco.

Il lettore non si aspetta una facile vittoria, forse neppure una vittoria. Fiuta guai e se dopo poche righe A comincerà a farsi domande sulla famiglia avrà la certezza che non è incappato in un romanzo triviale.


A1.2)... Mi chiedo come cazzo ci sono finito.Io, A, qui in mezzo a un fottuto deserto in compagnia di un centinaio di coatti tutti e cento a sudare come cammelli nell'equipaggiamento da pianeti glaciali Mi cullo sulle spalle uno sturalavandini d'acciaio, pesante come una montagna. Non so nemmeno se funziona. Due ore di istruzione: "Arma sperimentale, terribile, zip, trac, wow! Tutti i nemici morti" Cazzate: si incepperà a metà e ci friggeranno come rane. Aspettiamo i Gugg o comecazzosichiamano. Dicono che sono brutti. Schifosi come un mese di astinenza. "Non peggio del sergente Warrior" dice Tris "strani ma simpatici, da ubriachi."


Ultimo esempio di questo giro (giuro). Qui il pezzo è in prima persona invece che in terza. E al presente e non al passato remoto. Svanita ogni drammaticità, vi sono inserti di linguaggio parlato, sincopi, ritmo, esasperata paratassi, sentimenti quotidiani, ironia, atteggiamento antiautoritario e antiretorico. lì lettore si attende uno scioglimento grottesco della vicenda, avendo ben presente che il presunto nemico (del quale è storpiato anche il nome, reso solo attraverso la sua pronuncia) fa molti meno danni delle alte gerarchie militari.

Per successivi accostamenti siamo rotolati dalla FS anni '50 fino dalle parti di

Salinger e Pynchon.

Soprattutto il primo è un vero MITO per i provincialissimi lettori e autori

nostrani (come si chiama la scuola di Baricco? Ecco, avete capito).

E adesso beccatevi Salinger in persona:


«Non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi cosi, a terra da dovermene vonire qui a grattarmi la pancia. Niente dì più di quel che ho raccontato a D. B., con tutto che lui é mio fratello e quel che segue. Sta a Hollywood, lui. Non è poi tanto lontano da questo fetido buco, e viene qui a trovarmi praticamente ogni fine settimana. Mi accompagnerà a casa in macchina quando ci andrò il mese prossimo, chi sa. Ha appena preso una jaguar. Uno di quei gingilli inglesi che arrivano sui trecento all'ora. Gli è costata uno scherzetto come quattromila sacchi o giù di li. È pieno di soldi, adesso. Mica come prima. Era soltanto uno scrittore in piena regola, quando stava a casa».


Vi piace? Sembra Culicchia, vero? O forse è il contrario.

Vi rimando - a proposito di Salinger - al libro di David Lodge - L'arte della Narrativa, pagina 28 e segg. che, peraltro, dovreste aver già letto.

NOTA: (agevolmente saltabile). Credo che questo genere di narrazione, con la sua carica di ribellismo e anticonformismo, sia largamente superata. Diversamente dal resto del mondo, qui siamo ancora alle prese con gli scazzì e gli svacchì di una generazione di quarantenni che non si rassegnano a diventare vecchi e finiscono per imporre anche ai nuovi autori il canone di una scrittura falsamente nervosa, rabbiosa, polemica e irriverente. Ma i nati negli anni '50 e '60 sono convinti che il mondo prima e dopo di loro non esista. Bisogna diffidarne.

Abbiate pazienza, ma non riesco proprio a evitare le digressioni. l'intenzione originale era di esemplificare il rapporto di necessità che lega forma e contenuto.

Ritorniamo agli esempi Al, A1.l e Al.2. In tutti e tre i casi ci muoviamo nell'ambito del romanzo di FS, anche se diversamente definito. Alle tre fasi dello stile corrispondono (grossolanamente) alcuni autori e alcune serie di romanzi.

Ma tutto il meccanismo presentato sa un po' di artificiale, di troppo ovvio. Qualcosina l'abbiamo definito, qualche corrispondenza significativa l'abbiamo esibita (paratassi e atteggiamento anticonformista, linguaggio pleonastico e intento mistico, attenzione al particolari e punto di vista personale) ma, come dire, siamo ancora molto lontani dal nocciolo del problema.

Ricapitolo:


Di importante finora è stato detto:


- Che la narrazione come flusso di coscienza ha determinato la parzialità del

punto di vista e quindi I 'ERRORE, inteso come dissimmetria tra il personaggio,

I nostro A, e il mondo reale.


- Che il personaggio, in quanto percipiente (ma quanto è brutta questa parola), è l'architrave del testo. in realtà l'atto del percepire è attuato in complicità tra l'autore e il personaggio (o il nugolo di personaggi). La scrittura ”oggettiva” è semplicemente una mistificazione, neppure troppo raffinata.


- Che la caratterizzazione del personaggio non deve (dovrebbe) avere caratteristiche “fotografiche”, ma essere il risultato di un processo indiziario, di un pedinamento, una rappresentazione che nasca dal rovescio di un profilo, dai difetti e dagli ERRORI del personaggio piuttosto che dalle sue belle imprese.


(a tal fine allego due pagine tratta l'una da Mozzi - La felicità terrena - e l'altra da Böll - Foto di gruppo con Signora. Due scrittori cattolici, ohibò, non me ne ero accorto. il commento alle due pagine seguirà prima o poi. Leggetele religiosamente, che poi vi interrogo).


- Che lo stile (la forma, i modi, la tessitura, la struttura intima della lingua adoperata, chiamateli come preferite) è una funzione obbligata del tema (almeno nei buoni libri).

A tale proposito si sono fatti anche alcuni esempi e si sono notate alcune corrispondenze abbastanza significative.


INTERVENTO (non strettamente necessario).

Lo stile in un libro è come l'arbitro nel calcio: non si dovrebbe avvertire la sua presenza in campo. Essenzialmente dovrebbe essere inafferrabile, condurre/sedurre il lettore come una movenza, una musica, un profumo.

Voi cosa ne dite?

A questo punto si tratta di fare un piccolo ulteriore passo.


Da: Giulio Mozzi "La felicità terrena"


Paperoga fa il razionale. Non crede assolutamente che a una certa faccia o a un certo portamento corrispondano determinati aspetti del carattere. Le pretese scientifiche di Lombroso gli sembrano assurde. Secondo Paperoga, semplicemente Lombroso non credeva ai suoi occhi. Mi­surava fronti, nasi, diametri delle cavità oculari, omeri, zi­gomi. Si era costruito una collezione di strumenti apposi­ti, ingegnosissimi, per misurare qualunque parte del cor­po: cigliometri, stincometri: tutto per non guardare. Chissà se aveva mai misurato se stesso per concludere: fronte, naso, occhi, mento, tempie, capelli, orecchie, tut­to fa di me un fisiognomicista. Ridicolo. Eppure le strade sono piene di persone che volontariamente modificano il proprio aspetto conformemente a canoni precisi. Tutte queste persone vogliono che il loro aspetto produca un cer­to senso: e raggiungono lo scopo. Eppure non hanno mai studiati i libri di Lombroso o di Lavater. La fisiognomica pratica, reale, batte quella teorica. A Paperoga vengono in mente certi favolosi parti della Disney Corporation. Cru­delia De Mon, ad esempio: la più cattiva di tutte (di tut­ti), una collezione di tratti somatici, vocali, comportamentali al limite dell'insopportabile: capelli bicolori, men­to sporgente, occhi spigolosi, trucco pesante, bocca all'ingiù, voce strascicata e falsa, gomiti sporgenti, siga­retta con il bocchino, ginocchia aguzze, gesticolazione in­vadente. Da fare invidia a Messerschmidt. A conti fatti, pensa Paperoga, la fisiognomica non serve a niente se si vuole conoscere la natura spirituale delle persone reali, ser­ve invece se si vogliono costruire personaggi la cui natura spirituale sia immediatamente percepibile.


Da: Heinrich Böll: “Foto di gruppo con signora”


Leni riprese i suoi tentativi pianistici, con intensità e «con una faccia improvvisamente ostinata» (Hoyser sen.), e il già nominato Schirtenstein, il quale (come dice lui stesso), fin lì, quando stava alla finestra, l’aveva ascoltata «non senza un certo interesse, comunque più o meno annoiato», soggiunge: «Ma di colpo drizzai gli orecchi, e quella sera di giugno udii la più sbalorditiva interpretazione che avessi udito mai. C’era, in quel pezzo, una nuova durezza, direi quasi una fredda durezza che non avevo mai sentito prima. Se vuol permettere a questo vecchio che ne ha stroncati tanti un’osservazione che forse la sorprenderà, le dirò che ascoltai Schubert ex novo, come come per la prima volta, e chi lo suonava così – non avrei saputo dirle se era un uomo o una donna – non solo aveva imparato, ma anche compreso qualcosa... e succede solo di rado che un non professionista arrivi a comprendere. Non è che là qualcuno suonasse il pianoforte, ma... ma nasceva della musica, e io continuai a sorprendermi nell’atto di di stare alla finestra e di aspettare, in genere la sera tra le sei e le otto.


arrivederci al capitolo 3...

3 commenti:

Fran ha detto...

Di queste conclusioni mi colpisce soprattutto quella riguardante lo stile, "è una funzione obbligata del tema (almeno nei buoni libri)".
Accidenti, non me ne capacito.
Ho sempre pensato che lo stile fosse una caratteristica di un autore.

OT: Mi devo far mandare un manuale di buona scrittura, alla prossima spedizione :-)

maxciti ha detto...

Davvero un bel tema, Fran.
Grazie per l'intervento.
Certo, lo stile è caratteristico di ciascun autore e sono ben pochi gli autori che si siano cimentati in più di un genere. Ma più che «sono» forse è meglio dire «erano». Non sono non più così pochi gli autori anfibi, che si cimentano con temi e atmosfere diverse. Scegliendo temi diversi credo sia "automatico" scegliere stili e modi diversi. Poi è anche possibile si tratti dell'enfatizzazione di un tratto del tutto personale. Ho scritto in po' di tutto - fantastico e mainstream - facendo uso ogni volta di un approccio e di modi diversi. In ogni caso nell'accezione della "lezione" stile è inteso in una maniera più ampia, coinvolgendo l'approccio ai personaggi, il tempo della narrazione e il lessico. Tre elementi che puoi provare a combinarli in dozzine di modi ottenendo tutte le volte un testo diverso...

Piotr R. Silverbrahms ha detto...

Fran predica male e razzola bene. In realtà dice di essere convinta di qualcosa che contraddice ogni mese. Nella nostra piccola e-zine, i vari pezzi (compleanni, PM, S&N) sono normalmente scritti sempre dagli stessi autori, che solo saltuariamente si scambiano il lavoro. Quando questo succede, però, il "sostituto" tende più o meno a salvaguardare lo stile del pezzo in questione, per garantire continuità coi pezzi precedenti. Questo, in prima battuta, può sembrare un banale "omaggio" verso il tenutario ufficiale della rubrica, ma di fatto, a lungo andare, diventa un principio di conservazione dello stile della rubrica stessa.
E poi, anche se non se ne rende conto, è evidente che Fran stessa cambia stile in funzione del testo: il suo stile è di volta in volta diverso se scrive una recensione per LN, una rubrica di RM, o un racconto per un'antologia.