26.8.09

C'era una volta

Quello che segue è un intervento pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, 26 agosto 2009. Una storica libreria indipendente di Milano chiude. E non riaprirà più. Pazienza, sarà la reazione di molti, ormai abituati alle FeltrinelliFNACMeLiCoopGiuntialPunto o decisamente ai banchi dei supermercati, con i libri schiacciati tra magliette in offerta e frutta non ancora o non più matura, convinti che non esista altro modo di vendere libri e "fare il libraio". Quello raccontato da Aldo Palazzi è la prova che un altro sistema purtroppo funzionava, ma non adesso, non di questi tempi.

«Mi rassegno, da settembre

la mia libreria chiuderà»

di Aldo Palazzi


Caro direttore, qualche giorno fa ho abbassato per l’ultima volta la saracinesca della libreria in corso di Porta Romana, a Milano. Malgrado tutta la buona volontà, per motivi economici e finanziari, era ormai difficile andare avanti. E così, dopo 32 anni, ho cessato l’attività. Al mio posto, in autunno, aprirà una banca. È un brutto momento, e non vedo alternative.

In quella nicchia dove migliaia di persone sono passate in questi anni, in futuro ci si potrà fermare per altri motivi, ma non più per comprare un libro. Con molta tristezza vivo anch'io il disagio e l'allarme per la chiusura di librerie indipendenti milanesi. Per librerie indipendenti intendiamo quel panorama molto variegato di librerie piccole medie e grandi, recenti e storiche, generiche e specialistiche, di quartiere e centrali, che non facendo parte di gruppi e non avendo alle spalle editori contribuiscono alla vita, non solo culturale, della città. Purtroppo bisogna essere realisti, in questo momento di recessione ogni imprenditore è schiacciato tra caduta dei consumi e stretta creditizia: il mercato è cambiato e stando così le regole non c'è più spazio, in termine di business, per queste librerie.

La politica dei grandi editori e distributori ha agevolato negli ultimi anni i grossi gruppi di acquisto privilegiando un riscontro economico immediato a discapito di un lavoro più articolato sui punti vendita con una diversa gestione del proprio catalogo. Se è vero che ormai il 70% di questo mercato è fatto dalla grande distribuzione e da librerie riconducibili a gruppi editoriali è altrettanto vero che il 30% rimanente ha un valore aggiunto diverso: difficilmente si potrà acquistare un libro di Beppe Fenoglio in un autogrill…. Per provare a correggere questa politica di mercato suicida per gli stessi editori, basterebbe probabilmente avere delle regole, come avviene in altri Paesi, con delle leggi in termini di sconto e di concorrenza e soprattutto farle rispettare. La concorrenza è sempre positiva ma deve essere regolata. Altrimenti in settembre altri si troveranno a fare i conti con la crisi, e a non riaprire più. Come la Libreria di Porta Romana.

Aldo Palazzi
26 agosto 2009

8 commenti:

Fran ha detto...

Bentornato Max!

(lo so, non è in tema, ma fa piacere rileggerti)

maxciti ha detto...

Ciao Fran!
È un vero piacere ritrovarti.
La cornice - la chiusura di una libreria importante - non è meravigliosa per un incontro, ma pazienza. Alla prossima!

Fran ha detto...

Hai ragione, avrei dovuto provare a dire qualcosa in tema. Ma è difficile dire qualcosa di non trito e arcinoto: sfortunatamete la chiusura in massa dei negozi non di catena è un fenomeno dei nostri anni, e non solo per quanto riguarda il mondo dei libri.
Mi chiedo come sia risolto in altri paesi. Qui in Svizzera, cercare un negozio di alimentari che non sia di catena è un progetto. Forse per il cibo la cosa mi disturba abbastanza poco, ma per il resto?

Confermo il piacere di rileggerti comunque.

Enzo Baranelli ha detto...

Sempre a Milano, sempre quest'anno, La Sherlockiana, Libreria del Giallo ha chiuso i battenti in primavera. Una libreria storica e un centro culturale (credo che sia difficile contare il numero di autori transitati per la libreria).

http://www.vigata.org/libreriadelgiallo/

maxciti ha detto...

Vero. La chiusura di una libreria così evidentemente specializzata sembra venire apposta a smentire le fissazioni - a suo tempo presentate come uniche verità possibili - sulla necessità di "specializzare" la libreria per resistere all'attacco delle librerie di catena.
E invece no.
Chiudono le librerie anche quelle specializzate e che possono vantare un'ottima e intensa attività culturale.
B.(il demente) ci ha convinto che leggere e farsi una cultura serve solo a perdere tempo. La fortuna - il lotto, un lavoro eccetera - può aiutare indipendentemente dagli studi e dalle letture. E sono sempre di più coloro che vi credono...

Fran ha detto...

Ho trovato una discussione interessante in proposito:
http://xmau.com/notiziole/arch/200908/005887.html

Piotr ha detto...

Max, è molto probabile che tu lo sappia già ed è virtualmente certo che la cosa non sposterà di un millimetro la situazione, ma per completezza dell'informazione sappi che Repubblica di oggi, 11 Settembre, dedica tre pagine (38-29-40) alla crisi delle librerie indipendenti.

Chi segue anche solo a sprazzi questo blog è infinitamente più informato di quanto lo saranno oggi i lettori di Repubblica, ma l'iniziativa mi sembra comunque lodevole.

maxciti ha detto...

Ciao Piotr

Molto contento di leggerti qui.
Sì, sapevo - anzi ho già letto - le tre pagine in questione. Sono d'accordo, e non per motivi di vanteria, che si tratta di un spiegazione insufficiente ma se non altro i lettori cominceranno (forse) a capire come funziona l'editoria italiana. Problema principale è - come giustamente osservavi - che la situaziono non cambierà minimamente. Anzi...