27.1.14

A caccia dell'introvabile

Un mio articolo tratto da LN-LibriNuovi della primavera 2010.
La situazione non è all'apparenza minimamente cambiata, se non, ovviamente, in peggio. Buona lettura a tutti.

 

È passato qualche mese dall'ultima riflessione sullo stato dell'editoria italiana, mesi tutt'altro che quieti e incolori, peraltro. La crisi, finora reale ma a bassa intensità, si è fatta intensa e colpisce a fondo le imprese che operano nel settore. La riduzione della disponibilità di liquidi che ha colpito in primo luogo il ceto medio si è profondamente ripercossa sulle piccole imprese, conducendone non poche sull'orlo della chiusura.
Si moltiplicano le chiusure, i fallimenti, le cessioni (forzose) e il passaggio a franchising. È come se una situazione già complessa fosse improvvisamente giunta a una svolta.
Per molti «fare il libraio» è sempre stato un desiderio – o forse un sogno – che per prima cosa faceva passare in secondo piano il naturale desiderio di arricchirsi. In linea di massima chi fa il mio mestiere si accontenta di sapere che riuscirà ancora, ovvero per questo mese, a mettere insieme il pranzo con la cena, tenendo presente che non è affatto detto che sarà così il mese successivo. E così via per tutto il tempo del suo lavoro, che spesso coincide con il tempo della vita.
Be', a quanto pare anche questo fragile equilibrio si è definitivamente spezzato e sono in molti a decidere che non è più possibile lavorare e sacrificarsi senza un futuro.
A pensarci bene, sarebbe bene se i libri avessero una segnalazione in copertina: «Attenzione, può provocare gravi danni alla vostra salute mentale».
Ma sto parlando di un altro tempo e di altri libri.
Negli ultimi anni si è andato affermando un altro modello di libraio. Di venditore, a volerlo dire utilizzando il vocabolario anni Novanta del perfetto general sales manager (g.s.m.), conformato ad alcune semplici regole.
Prima regola del new-venditore è non mostrare il proprio parere sui titoli in vendita. Secondo alcuni g.s.m. l'ideale sarebbe non averne proprio letti: una genuina ignoranza è meglio di un mediocre fingere.
Seconda regola: rendere gradevole l'ambiente libreria per il possibile cliente – o customer – al quale gentilmente evidenziare i titoli sui quali l'impresa ha puntato. È quindi consigliabile costruire trappole di cartone e plastica e altri deliziosi marchingegni che richiamino l'attenzione sull'ultimo Baricco o sull'ultimissimo Eco lasciando sullo sfondo il resto, ovvero tutto l'inutile librame che si è costretti a tenere ma che – diosolosa – costituisce un ingombro a basso o bassissimo rendimento.
Terza regola: mai discutere con il cliente di gusti letterari, libri letti e altre sciocchezze ma essere (cordialmente) sbrigativi. C'è sempre, infatti, il rischio di esprimere qualche gusto personale.
Cortesi, anonimi, sbrigativi: la terna vincente del nuovo libraio.
«Sì, ma anche i librai indipendenti sono (ma forse erano...) spesso odiosi. Se la tirano e fanno cadere il loro parere dall'alto».
Vero.
A chi non è capitato di sentirsi un poverocristo di fronte a un Signorlibraio?
O di provare il desiderio di impiccare l'idiota che sorride saputo e un po' sufficiente ascoltando la vostra richiesta?
Ma ho la sensazione che anche questo genere di libraio da storiella sia giunto al capolinea.
Il vero problema non è tanto stabilire l'antropologia criminale del soggetto chiamato a vendervi qualcosa ma stabilire se sia possibile e verosimile trovare un libro. Capire se in qualche libreria sia disponibile – perché si crede possibile venderlo – un libro, magari uscito due o tre mesi fa, che non faccia parte dei 450-500 che stagionalmente sono «spinti» dalle Grandi Case Editrici. Un libro del quale si ignora felicemente la posizione nella terrificante classifica degli indici di rotazione o iR1, ma che vogliamo leggere, vogliamo assolutamente leggere, al di là del comportamento più o meno simpatico del libraio.
Ciò che è diventato evidente negli ultimi mesi è che il libro da voi tanto agognato (L.d.V.T.A.) – ammettendo che i vostri gusti si stacchino almeno un pochino dalle classifiche dei più venduti – sta via via scomparendo. In qualche caso non è disponibile presso le librerie indipendenti per via del costo di immagazzinamento – con l'omino piendisé un po' sgonfiato – come non lo è presso le librerie di catena per via del famoso iR. Insomma, è come se il vostro libro non fosse mai uscito.
Infatti dopo un po' è quello il dubbio che vi assale.
Ma, con un po' di pazienza, è possibile farsi dire che «No, il libro è disponibile» ma che «ci vuole un pochino per farlo arrivare».
Lo ordinate.
Aspettate un tot ma nessuno si fa vivo. Si sono dimenticati? Avete lasciato il numero di telefono con una cifra sbagliata? Il libro non è davvero disponibile? Chiamate un paio di volte ma non trovate mai la persona che ne sa qualcosa. Chi vi risponde vi tratta come un povero alienato, un fissato, un demente.
Mentalmente li mandate all'inferno.
Cazzo, non lo sapevate ma siete divento un fenomeno. Uno bibliofilo scatenato e folle. Un soggetto da barzelletta o da trista vicenda di pazzi e infermieri.
Vi organizzate per riuscire comunque a trovarlo.
Lo ordinate ad Amazon.it.
Nella pagina web di Amazon.it il libro risulta. C'è anche, piccola piccola, la copertina. Ma sotto c'è scritto «Titolo non disponibile»2.
Già, perché Amazon.it marchia come «non disponibile» tutti i titoli prodotti da piccole e piccolissime case editrici. «Così non si perde tempo a ordinare titolini a casine editrici sperdute e sconosciute».
Logico, a pensarci bene.
Scrivete un'e-mail all'editore per chiedere il vostro L.d.V.T.A..
L'editore risponde che può mandarvelo, certo. Ma vista la fine delle tariffe postali agevolate per la spedizione di libri3 ricevere il vostro libro vi costerà (almeno) 5 euro di spese di spedizione.
Cinque euro, un terzo del prezzo di copertina.
Confermate l'ordine e vi arriva il libro. Lo scoprite trovando un frammento di fogliaccio che vi invita ad andare a ritirare il vostro libro nel magazzino postale periferico, distante più o meno 15 km da dove vivete e lavorate. Apertura soltanto mattutina. Tempo di ritiro tra le due e le tre ore4.

Non va sempre a finire così.
Potreste anche rinunciare e accontentarvi di un libro di Camilleri o di Mazzantini. Quelli siete sicuri di trovarli dappertutto. E anche il libraio con-la-puzza-sotto-il-naso sarà ben contento di vendervelo.
Ma c'è qualcosa che non va. Innegabile.
Possibile che decidiate di rinunciare a leggere novità, rileggendo libri già letti o ripescando libri acquistati e mai letti.
Che cominciate a scaricare e-book gratuiti.
Magari potreste ordinate un kiddle per leggere più agevolmente.
Da Amaz...
Eh no, eccheccazz.



La crisi è di natura strutturale, questo è indubbio.
Ma è altrettanto indubbio che almeno in parte essa possa e debba essere spiegata come crisi di un certo modello di vendita e di promozione.
Siamo proprio sicuri che imporre a un pubblico molto variato un numero limitato di titoli funzioni ancora? Non si corre, continuando con questo modello di promozione, il rischio di allontanare frazioni crescenti di lettori dal commercio librario? Non è ciò che sta accadendo?
Sono soltanto impressioni, basate semplicemente sul mestiere acquisito in trenta e più anni di lavoro. Lettori stanchi, disorientati da una produzione eccessiva, varia e stimolante come un rosario di suffragio.
Mi rendo conto che rischio di sparare a vuoto – ovvero troppo in alto per le mie competenze – ma i nostri geniali editori, italiani e stranieri, non hanno la sensazione di offrire una produzione eccessivamente seriale, troppo raccolta su pochi temi e idee? Che manchino – o che siano poco sostenuti e poco promossi, ovvero praticamente la stessa cosa – nuovi autori o libri realmente originali?
Che la saggistica sia incentrata su (troppo) pochi nomi, che la narrativa vivacchi sul solito consunto thriller più o meno scandinavo, l'ovvio vampiro, la consueta/o quaranta-cinquantenne delusa/o, stanca/o, eccetera/o.
Temo proprio che La tendenziale scomparsa dei L.d.V.T.A. sia un segnale importante e da non sottovalutare.
È almeno da una ventina d'anni (o forse di più) che sottolineo l'importanza di un equilibrio tra una produzione mass-cult orientata e una produzione attenta alla qualità intrinseca del libro, tra una distribuzione focalizzata su pochi grandi punti-vendita e una distribuzione ampia e capillare cercando di non creare o mantenere aree dove i libri non arrivano.
Ovviamente è stato parlare al muro.
E il pensiero ritorna al compianto Alfredo Salsano, l'ex-direttore commerciale dell'ormai scomparsa Bollati Boringhieri, divenuta una semplice filiale del gruppo Spagnol, ovvero Longanesi/Garzanti/TEA/Guanda, cioè MeLi, colosso della distribuzione editoriale italiana.
Nell'inverno 1999 pubblicammo su uno speciale di LN un intervento a firma di Alfredo Salsano sulla «desertificazione editoriale». L'ho ritrovato e riletto in questi giorni:

Nel caso del libro, quella che potremmo definire come la monocultura del best-seller minaccia di perfezionare una desertificazione editoriale. Il futuro del piccola editoria, stretta com'è tra la stasi del mercato, difficoltà della libreria e acquisizioni eventuali, appare ben difficile. [...] Forse è giunto il momento di un pacifico divorzio tra gli interessi finanziari che impongono un'inflazione di titoli a bassa tiratura per consentire, con l'occupazione delle superfici, la forte rotazione di un numero inevitabilmente limitato di titoli a prezzi medi gestiti managerialmente, da una parte e gli interessi imprenditoriali dell'editore e del libraio di cultura o di proposta che sopportano rotazioni più lente e prezzi unitari più alti in cambio di una disponibilità nel tempo di un servizio personalizzato, dall'altro.



All'epoca ricordo che provai qualche resistenza sul tema dei «prezzi unitari più alti», ma se non altro si parlava ancora di case editrici reali e di librerie esistenti.
Adesso siamo ormai andati oltre.
E il panorama, puntualmente, è peggiorato.
Non fa male ricordarlo.


Note
1. Se avete già letto altri miei interventi avrete un'idea almeno vaga di che cos'è un Indice di Rotazione. Altrimenti vi basterà sapere che l'iR indica la velocità di rotazione di un libro (o di un articolo di bullonviteria o di un bastone da tenda) in un periodo ben preciso. Se io ho a magazzino 1.000 euro sia del libro A sia del libro B e in quel periodo ho venduto il libro A per 1.200 euro ne discende che il suo iR di quel periodo (tre mesi, per dire) è di 1,2 (1.200 / 1.000). Se il libro B ha venduto per 4.000 euro il suo iR è di 4. Ovviamente è poi necessario inserire alcuni correttivi come lo sconto praticato ecc. ma in generale è assolutamente ovvio che mi conviene tenere più copie a magazzino del titolo B. E magari spararlo in vetrina e costruire piramidi e ghirlande per metterlo in vista. Magari cercarne l'autore per organizzare una presentazione e chiedere più sconto all'editore per vendere il libro B.
Facendo parte di una catena libraria i libri B sono, ovviamente, «prefissati» dalla proprietà.
I libri A, viceversa, sono rumenta. Da tenere per 60 gg e rendere velocemente. Se andate a cercarlo al 61° giorno il libro risulterà esaurito, ovvero «disponibile presso l'editore», cioè morto.

2. Potete controllare nel sito http://www.amazon.it/ref=gno_logo. Buona parte dei libri indicati come «non disponibili» sono disponibili. Presso l'editore, ça va sans dire.

3. Provvedimento del consueto Tremonti nell'aprile del 2010. «La cultura non si mangia», naturalmente.

4. Sono ammesse tutte le possibili varianti a questa vicenda. Compresa la possibilità più rara e termodinamicamente improbabile, ovvero che riusciate a trovare il libro al primo tentativo.

1 commento:

Silvia Paperblog ha detto...

Buongiorno Massimo,

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Silvia

silvia [at] paperblog.com
Responsabile Comunicazione Paperblog Italia
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