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29.4.26

A Milano, Delos Days

Paul Klee - Drei Grosse Glockenblumen

E così ci siamo fatti anche i Delos Days a Milano, il 26 aprile.

«E che cosa c'entra il quadro di Paul Klee?» 

«Niente, semplicemente mi piaceva.»

Ma andiamo al punto. Siamo andati a Milano soltanto il 26 anche se i Delos Days sono stati il 25 e il 26. Non avevamo voglia di dormire a Milano, per motivi strettamente familiari (gli animali abbandonati ecc.). 

Ne è valsa la pena? 

Beh, sicuramente. Chiarisco: abbiamo seguito quattro panel, tutti a loro modo interessanti e ricchi di spunti meritevoli di riflessione. Il primo:

Collane: Nuova Atlantide - Tra fantascienza sociale e solarpunk, Nuova Atlantide raccoglie il testimone di Futuro Presente e Atlantis portando avanti la fantascienza italiana impegnata. Con i curatori Giulia Abbate e Franco Ricciardiello e gli  autori Davide Tarò, Vanessa West e, dalla Francia, Ugo Bellagamba. Con: Franco Ricciardiello (curatore), Giulia Abbate (curatrice), Davide Tarò (autore), Vanessa West (autrice), Ugo Bellagamba (autore francese)

Qui la foto: 

 

Da sinistra; Davide Tarò, Franco Ricciardiello, Vanessa West e Ugo Bellagamba. Nota: manca Giulia Abbate, bloccata lungo il tragitto da un incidente stradale. 

Conosco piuttosto bene la collana Nuova Atlantide, dal momento che il numero due della collana è opera mia («Il viaggio dell'Aurora») e a ripensarci, considerando l'insieme delle opere finora pubblicate, direi che si tratta di una narrativa liminale, cioè non marginale ma che vive sul limite scientifico e tecnologico e che definisce un mondo altro, assai poco familiare al lettore abituale di sf – per non parlare di chi non ha familiarità col genere. Il Solarpunk, elemento o sottogenere che nonostante tutto almeno parzialmente tuttora mi sfugge, è stato il luogo narrativo al quale la collana finora si è rifatta con esiti che a una prima sensazione direi quantomeno molto interessanti, accomunati dall'essere, come dicevo, assolutamente liminali rispetto alla fantascienza classica (Space Opera, Sf apocalittica, umoristica, militare ecc.). Il felice accoppiamento con la fantascienza sociale (della quale ho un assaggio nella stanza accanto: quest'autunno uscirà nella collana un racconto lungo di Silvia Treves), un sottogenere di sf degli anni '50 e '60 e che aveva come autori di punta Robert Sheckley, Pohl & Kornbluth, Mac Reynolds e altri, può aggiungere una dimensione più ampia ma anche più volutamente assurda e spiazzante alla collana. I romanzi di Mac Reynolds, tra i quali mi piace ricordare «Effetto valanga», o quelli di Robert Sheckley ad es.: «Scambio mentale» o il racconto «La settima vittima» che, pur essendo parte di un passato glorioso, sono forse utili tracce da rielaborare per chi voglia oggi cimentarsi con questo genere di fantascienza.

Il secondo panel: 

Panel: Può la letteratura guarire il mondo (almeno un po’)? Libri di denuncia, romanzi distopici, solarpunk e proposte costruttive per il futuro: gli scrittori ce la mettono tutta, ma possono davvero, oggi, incidere in qualche misura sulla direzione che sta prendendo quella palla enormemente pesante chiamata mondo? Con: Silvio Sosio (moderatore), Sandrone Dazieri (scrittore), Franco Ricciardiello (curatore), Giuliana Misserville (opinionista)

Qui la foto:



No, ecco, il problema è che da dove ero sistemato era impossibile scattare una foto decente e quindi ho inserito qualcosa a caso, sperando che lo gradiate. 
Allora: il tema è di quelli che avrebbero eccitato allo spasimo uno come Lukacs, autore de Il marxismo e la critica letteraria, il suo saggio apparso in Italia nel 1953, due anni prima della mia nascita, (particolare assolutamente irrilevante e facilmente dimenticabile), nel quale non perdeva occasione per applicare le teorie marxiane della lotta di classe ai capolavori letterari. 
Ci riusciva? Non è facile rispondere anche se debbo ammettere che le categorie Lukacsiane dopo cinquant'anni dall'incontro con loro non mi hanno mai abbandonato. 
I presenti hanno forzatamente soltanto abbozzato qualche riflessione sul tema, senza giungere ad una conclusione unificante. Interessanti gli interventi di Sandrone Dazieri, autore che ho conosciuto soltanto come curatore di un'antologia rinunciabilissima, ma che ha provato a definire qualche linea di confine tra le letteratura (di genere e non) e lo strapompato mercato dei best-seller, narrando del suo inizio negli anni '90 accanto ad autori come Carlo Lucarelli, dove hanno provato a inserire nel consueto meccanismo del poliziesco aspetti della vita quotidiana, delle periferie, delle psicologie personali. Ma anche lui, come tutti gli altri intervenuti, ha sottolineato l'impossibilità di "scegliere" qualcosa da raccontare che possa avere un effetto in qualche modo "mobilitante" o "politico". Eppure la narrativa è anche "politica" e alcuni libri hanno assunto un valore universale, basti pensare a 1984 di George Orwell o al Tallone di ferro di Jack London. Diciamo che cercare di provocare un effetto scrivendo, avendo un'intenzione ben definita può essere una pessima scelta, raccontare il reale, anche in forma di metafora, può essere una scelta valida. Interessante? Indubitabilmente. Utile? Ma sì, in qualche modo... 
 
Ed ecco il terzo panel: 
 

Panel: 100 anni di fantascienza. Cent’anni fa usciva il primo numero di Amazing Stories e nasceva ufficialmente la science fiction. Da allora il genere ha attraversato periodi di successo e di crisi. Tra AI e crisi climatica che prospettive si aprono oggi per il prossimo secolo? Con: Carmine Treanni (conduce), Nicoletta Vallorani (docente di letteratura americana), Franco Ricciardiello (scrittore e curatore), Giulia Abbate (curatrice), Ugo Bellagamba (scrittore), Giovanni De Matteo (scrittore)

 



Da sinistra: Ugo Bellagamba, Franco Ricciardiello, Nicoletta Vallorani, Giovanni De Matteo, Carmine Treanni. 

Come prevedibile niuno ha provato a immaginare che cosa accadrà e come la fantascienza diventerà negli anni a venire. Le IA e le crisi climatiche sembrano promettere un mondo preda di una distopia avanzante mentre l'esplorazione dello spazio vive un momento di paralisi e di ristagno. La sf progressiva del secolo appena trascorso sembra finita mentre ciò che ci promette il futuro non sembra particolarmente adatto a una rappresentazione letteraria. Ma qualcosa, collettivamente, si farà, come avrebbe detto Lukacs. 

L'ultimo panel:  

Collane: Frattali e il realismo magico, Nelle pieghe tra il quotidiano e il fantastico fiorisce il realismo magico, un genere letterario delicato, elegante, sorprendente, che trova il suo spazio nella collana Frattali. Con: Maurizio Cometto (curatore), Nino Martino (autore), Leonardo Tonini (autore), Alice Cervia (autore)

Qui la foto: 

 

Da sinistra: Alice Cervia, Maurizio Cometto, Leonardo Tonini.

«Realismo magico» un genere o sottogenere che risulta un ircocervo a cominciare dal nome, l'incontro / scontro tra due categorie impossibili da unire in un unico prodotto letterario. Eppure secondo il buon Cometto si tratta di una cosa possibile, non solo, anche felicemente feconda. Di nuovo, siamo alle prese con un sottogenere che ha poco o nulla in comune con la fantascienza propriamente detta ma che è in grado di narrare secondo percorsi fantastici inattesi. Silvia e io siamo parte di questa "onda", con alcuni testi assolutamente fantastici e in qualche caso dichiaratamente assurdi o fuori tempo massimo. Le nostre composizioni usciranno contemporanemente, a riaffermare pubblicamente il legame affettivo e creativo che ci unisce da molti anni. 

Come sono stati di Delos Days, insomma? In qualche modo utili e perché no, affascinanti. Principale difetto – o forse in qualche modo pregio – la presenza di soli "addetti ai lavori", che hanno potuto scambiarsi idee, suggerimenti, sogni e follie varie. Del buon tempo, da replicare. 



 
 

 

 

 

23.4.26

Quarna Futura


Lo scorso sabato ho partecipato, in compagnia di mia moglie, Silvia Treves, a un curioso appuntamento a Quarna Sopra, dalle parti di Omegna, un appuntamento dedicato alla fantascienza… 

Il luogo, innanzi tutto. Una piccola località di mezza montagna più o meno a picco sul lago d'Orta, al quale di giunge con una strada (molto) ricca di tornanti, nella quale due auto che procedono in senso opposto devono fermarsi e tirare a sorte su chi può passare. Siamo arrivati dopo aver perso tempo e GPL vagando tra Omegna e Gravellona Toce, chiedendo a chiunque ci capitasse a tiro come giungere a Quarna (Sopra). Passando per Quarna (Sotto) ci siamo graffiati un parafango e uno specchietto retrovisore passando per un budello largo circa un centimetro in più dell'auto – guidati da un maligno google maps – ma infine siamo giunti, più o meno all'ora prevista. 

Ad attenderci un plotone di vecchie e nuove glorie della fantascienza, probabilmente arrivate sul luogo con il teletrasporto. E tra gli altri l'ottimo Mauro Gaffo (1), ideatore, animatore e factotum dell'evento. 

Per cominciare una presentazione di Solarpunk Italia, a cura di Franco Ricciardiello, Romina Braggion e Silvia Treves. 


Inevitabili le consuete osservazioni sul Solarpunk come utopia o come realtà possibile, con le osservazioni seguite all'intervento di Silvia, sull'essere il Solarpunk assolutamente alternativo al capitalismo contemporaneo. Come arrivarci… beh, a meno di rispolverare "Stato e Rivoluzione" di Vladimir Il'ič Ul'janov detto Lenin, che non ha fatto bene alla causa della Rivoluzione, si tratta di una partita interamente da giocare. Curioso il contrasto in realtà del tutto apparente tra il prefisso "Solar" e il suffisso "punk". È vero che finora il SP Italia ha finora privilegiato il prefisso rispetto al suffisso? Onestamente non lo credo, ma essendo io sposato da tempo con una parte del SuperComitatoCentrale del Solarpunk, temo che il mio parere non sia particolarmente equilibrato.

                                              Antonella Mecenero

Al Solarpunk ha fatto seguito l'incontro con la scrittrice Antonella Mecenero, autrice di «Ombre di sogni di stelle», pubblicato in aprile da Urania e secondo classificato al premio Urania 2024. A curare l'incontro Francesca Cavallero, vincitrice del Premio Urania nel 2018. 

                                             Francesca Cavallero

Personalmente debbo ammettere che, pur avendo partecipato a numerose presentazioni e averne persino organizzata qualcuna mentre lavoravo in libreria (2), ho sempre nutrito una formidabile diffidenza verso i "Quindici minuti con Tizio Scrivente", nata dalla convinzione che sia inevitabile che il relatore e/o l'invitato finiscano con lo sbrodolare inutilmente o che si producano in esibizioni di code di pavone di dimensioni crescenti, fino a sfiancare i pochi cammellatisi fin lì a farsi firmare la propria copia. Tutto ciò detto non posso che lodare sperticatamente sia Francesca che Antonella, in grado di parlare di un libro e di un'autrice in modo casual, senza annoiare nessuno, anzi. Al termine mi sono fatto firmare la mia copia (sì, sì, va bene Silvia, la nostra copia) dalla deliziosa Antonella. 

A quel punto ha seguito un pranzo frugale sul quale non mi dilungo, al quale hanno seguito la presentazione del libro di Tiziano Leonardi, «Topografia delle dimenticanze», edito da Zona 42, con Franco Ricciardiello a fare da sparring-partner.

In sostanza non posso che ammettere che mi è rimasta un notevole interesse verso un libro che NON È di fantascienza ma che incuriosisce non poco. 

Ha seguito la presentazione di opere di Alessandro Bani, purtroppo boicottate dal fiasco del PC (o del video proiettore), una riflessione, problematica ma stimolante, di Claudio Marcassa su Utopie e Distopie, a partire dal suo volume «Infiniti mondi» e infine la presentazione delle prossime attività del Mufant di Torino da parte di Paolo Bertetti un consueto ma gradevolissimo habitué delle iniziative del museo/biblioteca che, tra l'altro, ospiterà nel mese di maggio la cerimonia di premiazione del Premio Urania 2025. 

 E, infilati in mezzo, i nostri due, Silvia e io, a raccontare in venti minuti la storia infinita o quasi di ALIA e di ALIA Evo, e a proporre la possibilità di dare alla luce un altro ALIA Evo, il numero 6. 

Sì, ALIA Evo 6.0


 

Qui una copertina assolutamente inventata grazie a un disegno di Hitochi Yoneda che ringrazio di cuore. 

Quanto ad ALIA Evo 6.0 in carta, pagine e/o informato e-book, si vedrà. 😎 Aspettiamo che altri, dopo i primi accenni di entusiasmo dei quali ringraziamo di tutto cuore, si faccia vivo prima di cominciare con un lavoro non facile né breve. 

Rientrati a Torino – non senza qualche brivido – ho dovuto constatare che le mie foto non erano poi granché e così e ho dovuto ripiegare su recuperi on-line di immagini in parte datate. Ma, parlando del mini-convegno  si è trattato, a parte ogni altra considerazione, di un evento meritevole di attenzione e di un minimo di fama... 

                            Qui Silvia, Franco e Romina. Il sottoscritto dietro la macchina foto.
 

(1) Mauro Gaffo è stato giornalista scientifico e vicedirettore di Focus. Scrittore e saggista di fantascienza, ha vinto il Premio Robot alla sua seconda edizione (1977) con il racconto Nel fondo dell'oceano. 

(2) e persino un paio con me come autore invitato...😄

 


 

 

17.4.26

ALIA e ALIA Evo 1,2,3,4,5 e il 6? Ci 6 o lasciamo perdere?

                                                             Disegno di Christophe Chabouté

 

Il prossimo sabato saremo, io e mia moglie, a Quarna Sopra per una breve presentazione di ALIA e ALIA Evo, una pubblicazione nata nel 2004 e la cui ultima uscita è del 2022. Con mia moglie ci siamo divisi i compiti: lei parlerà del primo ALIA, del quale sono usciti sei numeri, dal 2004 al 2011, io del "figlio", nato dopo la chiusura della libreria CS: cinque numeri usciti dal 2015 al 2022. 

E mentre si parla di conti può essere interessante calcolare quanti racconti sono usciti in ALIA: 

– ALIA 1/ 2004: Italia 9 racconti / Giappone 6 racconti / Anglosfera 7 racconti.

– ALIA 2/ 2005: Italia 12 racconti / Giappone 7 racconti / Anglosfera 7 racconti

– ALIA 3/ 2006: Italia 13 racconti / Giappone 7 racconti / Anglosfera 5 racconti

– ALIA 4 /2007:  Italia 10 racconti / Giappone 8 racconti / Anglosfera 8 racconti

– ALIA 5 / 2008: Italia 12 racconti / Giappone 11 racconti / Anglosfera 7 racconti

– ALIA 6 / 2011: Italia 7 racconti / Giappone 5 racconti / Anglosfera 1 racconto / Cina 3 racconti / Singapore 4 racconti / Spagna 1 racconto

 Per ALIA Evo: 

– ALIA Evo 1 / 2015: Italia 14 racconti / Francia 1 racconto / USA 1 racconto / Cina 1 racconto / Giappone 1 racconto

– ALIA Evo 2 / 2016: Italia 15 racconti

– ALIA Evo 3 / 2018: Italia 19 racconti

– ALIA Evo 4 / 2020: Italia 14 racconti / Argentina 1 racconto

– ALIA Evo 5 / 2022: Italia 20 racconti

Facendo un minimo di conti risulta che gli ALIA hanno pubblicato negli anni tra il 2004 e il 2022 ben 237 racconti. Pubblicati in ALIA 63 autori italiani, 44 giapponesi e 35 dell'area di lingua inglese più altri 8 di altri paesi e 82 autori italiani e 5 di altre aree in ALIA Evo. In ALIA abbiamo pubblicato, tra gli altri, racconti di Ted Chiang, Michael Moorcock, Karl Schroeder, David Brin, Cory Doctorow, Charles Stross e Walter Jon Williams nell'area di lingua inglese, Asamatsu Ken, Kurimoto Kaoru, Asagure Mitsufumi, Hikawa Reiko, Hayami Yuji e altri nell'area di lingua nipponica e Danilo Arona, Vittorio Catani, Mario Giorgi, Giuseppe Pederiali, Vittorio Curtoni, Renato Pestriniero e altri tra gli autori italiani. 

In ALIA Evo abbiamo pubblicato, tra gli altri, racconti di Maurizio Cometto, Francesco Troccoli, Valeria Barbera, Alberto Costantini, Nino Martino, Alessandro Montoro, Franco Ricciardiello, Erica Tabacco, Chiara Negrini...

Con tutto ciò non siamo diventati ricchi e nemmeno famosi, abbiamo lavorato a undici antologie con scarsi mezzi – ne approfitto per ringraziare l'editore Buckfast per aver contribuito alla pubblicazione di ALIA Evo 2 e 3 – e con risultati che non sono da guinness dei primati per le vendite, ma nonostante tutto non ci abbiamo rimesso e siamo ancora qui a chiederci: «Sarà il caso di fare un ALIA Evo 6».

Dalla nascita degli ALIA diverse persone hanno levato le ancore come gli elfi di Tolkien e hanno viaggiato per un altrove che non conosciamo. Davide Mana, Fabio Lastrucci, Paolo Cavazza, Vittorio Catani, sono felice di ripetere qui i loro nomi, persone importanti per la letteratura oltre i margini, per la storia della fantascienza italiana ma soprattutto per chi li ha conosciuti e ha lavorato con loro. 

Ma non posso che ripetere qui, a Quarna come in questo blog, la domanda che ci perseguita da tempo: «È il caso di lanciarsi in un altro ALIA Evo? Il numero 6?» Potete prendere posizione qui o entro pochi giorni su Facebook o su Instagram o su Substack o, ancora, su Blueprint. O scrivere a aliaracconti[et]fastwebnet.it. Siamo qui, diteci qualcosa. O magari niente, così possiamo regolarci. 


 
                                                          ALIA 1 - L'Arcipelago del fantastico

 

12.4.26

Donaldo Drumpf (chi?)


Essendo questo un blog, non si può pretendere che i miei post siano perfettamente tempestivi. Inevitabilmente risulteranno sempre un po' fuori tempo massimo in rapporto agli eventi, ma questo non mi impedisce di prendere posizione su ciò che avviene. 

Parliamo di Donald John Trump. Ovvero Donald J. Drumpf (cognome originale della famiglia, emigrata dalla Germania)

Praticamente è già stato speso l'equivalente di un corposo dizionario di insulti al suo indirizzo, da "vecchio rincoglionito malevolo" a "pazzo sadico" a "furbacchione, maneggione, insider trader" a "volgare pedofilo" a "squilibrato pericoloso" e così via, fino a quando anche chi lo detesta dal profondo del cuore finisce per ritrarsi, atterrato da questo meritorio ma inutile blablaggio di insulti, in genere perfettamente azzeccati, ma che non servono e definirlo in maniera definita. 

Ma chi è davvero Donald Trump?

Un conduttore televisivo, innanzi tutto (da SE - Scenari Economici): 

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The Apprentice: La Televisione come Trampolino

Il 2004 segna una svolta epocale. *The Apprentice* non è solo un reality show, ma una piattaforma per costruire un’immagine pubblica di imprenditore inflessibile e di successo. Con oltre 20 milioni di spettatori, il programma catapulta Trump nell’immaginario collettivo americano. La sua frase iconica “You’re fired!” diventa più di un motto televisivo: è un manifesto di una nuova filosofia manageriale basata sulla durezza e sulla selezione meritocratica. Questo programma, che economicamente non è stato essenziale nella sua ricchezza, ne ha però creato la sua vera figura pubblica, che è stata la base di lancio per il suo successo politico

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Bene, una volta stabilito un punto di partenza, ossia la sua convinzione assoluta che la "durezza" e sulla "selezione" siano l'elemento centrale di un nuovo capitalismo – rapace, privo di scrupoli, criminale se necessario e, nel caso di Trump, narcisisticamente maligno – possiamo continuare ad aggiungere altri elementi al nostro ritratto, tenendo comunque conto che il Nostro ha la bellezza di 79 anni e non pochi hanno il sospetto che il POTUS sia preda di un decadimento senile piuttosto evidente. 

Donald J.Trump ha un'enorme considerazione di se stesso, contrariamente all'opinione dei molti che lo considerano un vero coglione, ovvero una persona stupida, ottusa, ridicola e spregevole. Ma Trump non calcola il parere di molti, convinto che costoro non possano comprendere la sua grandezza. In fondo aver fatto cessare 7 (SETTE!!!) guerre (Dove? Tra chi? Quando?) è la dimostrazione della sua eccellenza.

Ma questo pallone gonfiato, che si vanta di una partecipazione a uno special tv con venti milioni di spettatori un bel giorno pensa di participare alle elezioni come aspirante POTUS – in polemica con una cantante che aveva ottenuto un contratto migliore – contrapposto a Hilary Clinton, sostanzialmente la mente pensante di Clinton ma clamorosamente fuori moda come un paio di scarpe con le ghette. Vince – anche grazie a un (non) piccolo aiuto da Vladimir Putin e i suoi hacker – e diventa il primo presidente americano eletto grazie alla televisione.  

Cominciando dalle idiozie sul tema COVID, le scelte criminali sui temi ambientali, la diminuzione delle tasse alle grandi imprese, l'esplosione del debito pubblico, l'intolleranza verso gli immigrati (peraltro necessari alla macchina produttiva) e altre sciocchezze del genere (qui qualche accenno al primo mandato di Trump) al termine dei primi quattro anni perde le elezioni e al suo posto diventa POTUS Joe Biden, un poveruomo che a ottant'anni diventa il presidente della maggiore potenza mondiale. Una potenza mondiale che vive di glorie passate, con un dollaro che stenta a rimanere la principale valuta di scambio a livello mondiale, con le imprese che delocalizzano ferocemente e con una finanziarizzazione dell'economia che rende i depositi per le pensioni esposte alle crisi economiche dovute alla riduzione della globalizzazione e all'introduzione di DAZI, ovvero quello che il nostro Trump ritiene la panacea ai problemi americani. 

 

Ma non corriamo: Trump reagisce (male) alla sconfitta e organizza un tentativo di colpo di stato. Stranamente nessuno lo manda sotto processo e quattro anni dopo ri-eccolo a ri-presentarsi come POTUS. Questa volta riesce a sconfiggere Kamala Harris, una sfidante scelta all'ultimo momento e in ogni caso a Woman, ovvero ciò che molti americani non sceglierebbero mai come presidente. 

E qui cominciano davvero i guai per il mondo a cominciare da un'introduzione di dazi lunatica e umorale che ha come unico risultato quello di pesare sui consumatori americani. L'economia americana non ha gli strumenti materiali per soddisfare le esigenze di un mercato vivace e sterminato e deve importare buona parte del suo fabbisogno materiale – cibo, materie prime, semilavorati ecc. – con l'esito di prezzi crescenti e l'inizio di una frattura tra Trump e il suo elettorato – i MAGA, Make America Great Again – formato da individui a bassa cultura, che si informano esclusivamente attraverso la TV e che vivono nelle periferie e nelle aree poco industrializzate degli USA centrali. 

I dazi sono un fallimento, come stabilito anche dalla Corte Suprema americana, con una maggioranza conservatrice scelta sotto la presidenza Trump... Ma il POTUS può contare sui miliardari della West Coast da Elon Musk, Mark Zuckerberg ecc. e quindi se ne frega. Ma la sua politica interna non è certo meglio, basterà ricordare i due omicidi commessi dall'ICE a Minneapolis o le carceri con alligatori, gli "Alligator Alcatraz", trascurando la sua politica nei confronti degli LGBTQI+ e degli immigrati. E la politica estera?

Trump che non tollera più la NATO, Trump che rapisce Maduro con un'azione che può apparire magistrale solo a chi ha un'eccessiva affinità con i giochi sparatutto o che amava esageratamente il compianto Chuck Norris, Trump che litiga col Canada, con la Danimarca per un pezzo di ghiaccio (la Groenlandia), affama Cuba, finanzia individui disgustosi nell'America Centrale e Meridionale, affonda barche e barchette senza sognarsi di di dimostrare che i morti avevano intenzione di smerciare qualcosa negli USA, buuummm e buonanotte, minaccia la Chiesa e il papa nativo di Chiacago e infine aggredisce in combutta con il nazi-sionista Netanyahu un regime sanguinario come quello dell'Iran, suscitando una reazione popolare che lo rafforza...

 


Ma il nostro Drumpf ha un problema grosso grosso e brutto brutto (ecco, il dizionario di Trump mi ha preso la mano, chiedo scusa) e questo problema si chiama caso Epstein, probabilmente ciò che lo ha condotto e lo condurrà alla completa rovina entro breve. Trascinato in una guerra, prima ancora idiota che terrificante, da un individuo sinistro e pericoloso come Netanyahu, Drumpf ha probabilmente qualcosa di più di uno scheletro nell'armadio da nascondere al mondo, qualcosa che ha a che fare con i rapporti intensi e vivaci di Epstein con il Mossad. Trump non è mai stato un individuo particolarmente attento alla psicologia femminile, né con le donne adulte ("basta prenderle per la f...") né, probabilmente, con le adolescenti che Epstein e sua moglie regalavano agli ospiti. Ognuno può costruire tutte le fantasie possibili sui motivi della partecipazione degli USA alla guerra di Netanyahu e mancando i dati in proposito non mi è possibile affermare qualcosa in maniera inoppugnabile, ma se mancano le prove non si può dire che manchino gli indizi... 

In conclusione... No, non è possibile concludere qualcosa sul nostro Drumpf, alias Trump. Possiamo solo augurarci che il suo regno finisca quanto prima...  

Comunque, tanto per divertirsi un po' allego una piccola cronologia delle posizioni di Drumpf dall'inizio della guerra con l'Iran. Cortesemente da "Il caffè scorretto":

  

3 mar: “Abbiamo vinto la guerra.”

7 mar: “Abbiamo sconfitto l’Iran.”
9 mar: “Dobbiamo attaccare l’Iran.”
9 mar: “La guerra sta finendo quasi completamente, e in modo molto bello.”
11 mar: “Non si dice mai troppo presto che hai vinto. Abbiamo vinto. Nella prima ora era già finita.”
12 mar: “Abbiamo vinto, ma non abbiamo ancora vinto completamente.”
13 mar: “Abbiamo vinto la guerra.”
14 mar: “Per favore aiutateci.”
15 mar: “Se non ci aiutate, me ne ricorderò sicuramente.”
16 mar: “In realtà non abbiamo affatto bisogno di aiuto.”
16 mar: “Stavo solo testando per vedere chi mi sta ascoltando.”
16 mar: “Se la NATO non ci aiuta, subiranno qualcosa di molto brutto.”
17 mar: “Non abbiamo né bisogno né voglia dell’aiuto della NATO.”
17 mar: “Non ho bisogno dell’approvazione del Congresso per uscire dalla NATO.”
18 mar: “I nostri alleati devono collaborare per riaprire lo Stretto di Hormuz.”
19 mar: “Gli alleati degli Stati Uniti devono darsi una regolata e contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz.”
20 mar: “La NATO è fatta di codardi.”
21 mar: “Lo Stretto di Hormuz deve essere protetto dai paesi che lo utilizzano. Noi non lo utilizziamo, non abbiamo bisogno di riaprirlo.”
22 mar: “Questa è l’ultima volta. Darò all’Iran 48 ore. Aprite lo Stretto.”
22 mar: “L’Iran è morto.”
23 mar: “Abbiamo avuto colloqui molto buoni e produttivi con l’Iran.”
24 mar: “Stiamo facendo progressi.”
25 mar: “Ci hanno fatto un regalo e il regalo è arrivato oggi. Ed è stato un regalo molto grande, dal valore enorme. Non vi dirò cos’è questo regalo, ma è stato un premio molto significativo.”
26 mar: “Fate un accordo, oppure continueremo semplicemente a colpirli.”
27 mar: “Non dobbiamo esserci per la NATO.”
30 mar: “Aprite immediatamente lo Stretto di Hormuz, o affrontate conseguenze devastanti.”
31 mar: un accordo e “molto vicino” e che l’Iran farà “fatto la cosa giusta”
1 apr: “Vedremo cosa succederà molto presto.”
3 apr: “Sta per succedere qualcosa di grande.”
4 apr: l’Iran deve arrendersi “immediatamente” o affrontare ulteriori conseguenze
5 apr: “Aprite quello stramaledetto Stretto, pazzi bastardi, oppure vivrete all’inferno - STATE A GUARDARE! Sia lodato Allah.”
7 apr: “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà.”
7 apr: Accordo di cessate il fuoco sulla base delle 10 proposte dell’Iran.
(tratto da "Il caffè scorretto", su Facebook) 
 
 

 A presto!

 

 

 

 

4.4.26

Un ritorno


Sono passati anni da quando ho smesso di scrivere su questo blog: «Fronte e Retro», a suo tempo ricevuto come regalo dall'ottimo Francesco Eandi. Dal 2022 con un'unica uscita nel 2023. Ho smesso perché molti dei miei "amici di penna" avevano abbandonato il mondo del blog, preferendogli  la presenza su social come facebook o instagram o perché, semplicemente, avevano abbandonato questa forma di espressione, una decisione che anche in me è nata e si è manifestata con la presenza su Facebook e Instagram. Un'esperienza tutto sommato non facile né particolarmente gradevole: la mia prima reincarnazione on line è stata piratata e ho dovuto riscrivere ai i miei "amici" (il concetto di "amico" per Fb è piuttosto ridicolo) per avvisarli che io non ero più io ma un altro con lo stesso nome, col risultato che non pochi hanno continuato a scrivere sulle pagine del vecchio io, rimasto on line, inviandomi auguri, proponendomi iniziative o commentando post dimenticati. Dopo di ché nei miei nuovi panni feisbukkiani sono stato castigato due volte per aver inserito foto "scollacciate" – una foto degli anni '30 di una prostituta parigina, con le zone bollenti coperte e una foto di Lee Miller desnuda (o quasi) dove la fotografa si autofotografava e che era presente nella mostra di Camera, il museo della fotografia di Torino.

 

 

Un buon esempio dell'etica braghettona di feisbuk.  

Oltre a questo ho cominciato ad avere guai di ogni genere nel momento che ho cominciata a pubblicare i miei vecchi racconti su Substack (https://substack.com/) per il semplice motivo che feisbuk non mi forniva un substrato adeguato per i miei testi. E in fondo non solo per questo: 

È da tempo per fatico a rimanere su Fb: troppi haters, troppi stupidi, troppi sempliciotti, troppi precisini, troppi tromboni, in generale un’aria viziata, pesante e irrespirabile, tanto che ho rinunciato da tempo a prendere una posizione precisa in politica o in letteratura o quasi su ogni cosa, tanto per evitare di espormi al rischio di lezioni non richieste o di osservazioni stupide, non pertinenti, ortograficamente errate o decisamente assurde.(…)

«È che non ti piace la gggente», dirà qualcuno e in fondo è persino possibile: non apprezzo il mucchio che ci fa gruppo, il nessuno chi pensa di essere qualcuno perché pesta su una tastiera o su un telefono. Gli imbecilli da bar dei quali parlava Umberto Eco sono diventati onnipresenti, le loro idiozie merce comune e l'antico sogno californiano di regalare una voce a tutti ha rivelato la sua faccia peggiore: c'è sempre qualcuno che si diverte a pestare un fango pur di sporcare qualcun altro. In ogni caso i miei post sono spesso finiti in fondo al mazzo, in modo che pochi riuscissero a vederli. Sono corso al riparo facendo in modo che feisbuk non fosse un viatico per Substack, inserendo un passaggio ulteriore attraverso queste pagine e il risultato è almeno parzialmente riuscito, anche se non in modo trionfale… Pazienza, non è soltanto un problema di Fb ma anche della difficoltà di inchiodare qualcuno a leggere on line per un tempo che superi i cinque minuti…

La mia intenzione, nata dopo una riflessione cominciata all'inizio dell'anno, è di riprendere a scrivere su questo blog, anche se appartiene a Google, società che non stimo e non rispetto, in attesa di approdare altrove. Non abbandonerò feisbuk, né Bluesky e tantomeno Substack, anche saranno essenzialmente modi di dirottare i miei pochi lettori su queste pagine. 

Ultima nota: in un racconto pubblicato da Delos Books nella collana Atlantis, mi sono reso conto di aver in qualche modo preconizzato la situazione in corso. Non ne sono contento, semmai terrorizzato. 

In questo momento la Terra è in una situazione gravissima, sia ambientale che politica. Il Canada, l’Unione di Kalmar e l’Egemonia Siberiana e, nella fascia australe, l’Argentina e la Nuova Zelanda sono gli unici stati che conservino un minimo di regole democratiche, per il resto è il caos. Un caos basato su un fondamentalismo religioso e politico dai tratti allucinanti. Sulla Diadema stiamo cominciando a ragionare su una possibile colonia sul fondo del cratere Walther, che ha il pregio di essere relativamente vicino al polo Sud lunare. E si pensa anche a Marte. In ogni caso non posso dire che la mia carriera sia finita qui.  

Qui parlerò anche di questo. In ogni caso a rileggerci presto. Su queste pagine. 


 

 

1.4.26

L'Ultima Stella.

 L'Ultima Stella, un romanzo interminabile (e interminato)


700.000 caratteri e 410 pagine, questo il dato aggiornato del (mega)romanzo, «L'Ultima Stella» al quale sto lavorando in questo periodo. Da notare che ho ancora di ribattere e rivedere circa una risma di carta piena di testo... Più o meno un altro milione di caratteri. Ma ne sono contento, quindi tutto bene. Rivedendolo, tuttavia, ho notato alcuni particolari che mi lasciano perplesso. La vicenda si svolge dopo un secolo o poco più di presenza degli umani sul pianeta Tanivol, colonizzato ai tempi della prima diaspora e il luogo più remoto raggiunto nell'espansione dall'umanità nel cosmo.
Tenendo conto che:
1) L'Egemonia della Triade Terra-Luna-Marte è scomparsa da una cinquantina di anni, sconfitta dalla Corrente, la federazione dei pianeti umani.
2) Tanivol è stato abitato grazie alle sue condizioni favorevoli e ha raggiunto una popolazione notevole.
3) Tanivol è tuttora fedele all'Egemonia, dal momento che il governo locale non ha mai reso pubblica la caduta della Triade.
4) La tecnologia su Tanivol, mai sostenuta dal suo pianeta patria, è a un livello che potrei definire "steampunk", nel senso che ci sono dirigibili, auto a kerosene o a gasolio, navi a vela ecc.
Tutto ciò detto: è ragionevole che in un pianeta a questo livello di tecnologia e di organizzazione sociale possa arrivare a una rivoluzione che lo colleghi agli altri mondi della Corrente?
Nel romanzo sono convinto che questo possa accadere, ma "funzia", come avrebbe detto una mia vecchia amica?
Giro la domanda a chi mi segue. Devo retrodatare la colonizzazione del pianeta? Devo immaginare qualche curiosa disgrazia stellare che ne spieghi la tecnologia arretrata? O un isolamento dovuto a una nube galattica o qualcosa del genere?
Se avete voglia ditemi qualcosa, ve ne sarei grato. Tenendo conto che, naturalmente, questo romanzo non riuscirà mai a uscire con qualche editore in forma stampata, al massimo, se va bene, come e-book. Grazie a tutti!